martedì 9 aprile 2024

“AMAMI QUI”: L’ESSENZIALITA’ NEL CUORE DELLA MUSICA


 

 


 

Un brano che esprime certezza proprio come la sua interprete, la giovanissima Sesha che con il singolo “Amami qui” fa il suo debutto discografico con la Pms Studio, l’etichetta di Raffaele Montanari con la quale Serena Mosconi - questo il vero nome della cantante- presenta il suo nuovo progetto.

 

Sesha ha già all’attivo due brani, ovvero  “Non lo so” e “Ti regalerò”, entrambi accompagnati da un videoclip e presenti su You tube, tuttavia  “ Amami qui”, segna l’inizio della collaborazione con la Pms e quindi di un percorso discografico che prevede, oltre a questo singolo, altri brani. Nata nel 2001, Serena si appassiona alla musica fin da piccola, trovando in essa un modo per esprimersi e per liberare le sue emozioni, facendola sentire a suo agio e libera di essere se stessa. Sesha ama definirsi una ragazza determinata, sempre pronta a mettersi in gioco con se stessa e sempre alla ricerca di quella professionalità e qualità che lei stessa desidera trovare.

I primi studi musicali, canori e strumentali avvengono presso la scuola di musica “Cesare Roveroni” di Santa Sofia (FC) dove lei stessa vive e  Studia canto moderno con l’insegnante Valentina Sacchetti, genere prettamente pop italiano e inglese, da 12 anni. Oltre che cantante, Serena è anche musicista e suona il flauto, ottavino e pianoforte. Attualmente sta frequentando il terzo anno presso il Conservatorio "Bruno Maderna" di Cesena, nel corso principale di flauto traverso sotto la guida della docente Filomena de Pasquale. Inoltre è attiva come soprano solista, corista, flautista e ottavinista nel Coro Polifonico “Papa Raineri da Bleda-Aps” diretto dal M.Ezio Monti e come flautista jazz nella Big Band diretta dal M.Giancarlo Giannini. Serena inoltre, è anche musicista e cantante, da diversi anni, nei Corpi Bandistici paesani (“Cesare Roveroni” di Santa Sofia, “Alberto Albertini” di Galeata e “Normando Maurizi” di Civitella e Cusercoli) diretti dal M.Massimo Bertaccini, grazie alla passione del nonno materno. Serena infatti si esibisce in saggi, concerti, eventi, concorsi, spettacoli, masterclass, partecipando anche a diversi concorsi canori, tra i quali i più importanti sono: A voice for Europe; The best talent; Giulietta loves Romeo; Rumore BIM festival; Premio Pigro; Tour music fest.

Dopo la registrazione di diversi brani  registrati in studio, nati dalla collaborazione con l’autore e compositore Moreno Lombardi, ecco la pubblicazione del brano  “Amami qui” che segna l’inizio della  collaborazione con l’Etichetta Discografica “PMS studio” e che fa risaltare in modo pressoché impeccabile, tutte le qualità vocali di Sesha. La sua timbrica, trasparente e chiara come l’acqua cristallina, appare nitida e luminosa e in grado di irrorare di bellezza ogni nota del brano, la cui melodia insegue  un’onda sonora dettata dal suo cantato. Una melodia incalzante, dove il saliscendi tra strofa e ritornello imprimono al brano un movimento che si allinea con i riff e gli assoli di chitarra, creando un contrasto di suoni e di colori tra vocalità e musica, per il quale l’ascoltatore non può fare a meno di sorprendersi.

Un pezzo di matrice pop -rock la cui carica risalta in primis dalla possenza della voce di Sesha, i cui chiaroscuri rifrangono una fragile emotività celata da una solida caparbietà. Un connubio perfetto se quello che si vuole comunicare, come in “Amami qui” , è l’urgenza di un ritorno all’essenzialità delle cose, dove la protagonista del brano auspica un ritorno alle origini che porti una riappropriazione di sé e del proprio Io. Un riemergere nel proprio spazio vitale e naturale, senza la contaminazione di chi manipola a proprio vantaggio il mondo e la cultura… “Amami qui” esprime anche musicalmente questo senso di naturalezza, graffiando le note e lasciando che esse siano trasportate dalla solarità vocale di Sesha, dove il gusto per il vintage incontra   la freschezza della modernità.

 

Sonia Bellin

 


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lunedì 1 aprile 2024

"Empty” è l’ultimo singolo di Raffaella Cafagna & kePsaT

 

Audace, imperturbabile e trascinante…  Tutto questo è “Empty”, il nuovo lanciatissimo singolo di Raffaella Cafagna , presente ormai da diverse settimane in tutti i digital store e  su You tube con un video ufficiale, dove possiamo vedere l’artista con tutta la sua band e una storytelling che attraverso le immagini, delinea in maniera chiara il significato che il brano intende trasmettere.

Pugliese ma veneta d’adozione, Raffaella Cafagna ha deciso di celebrare nel nome stesso del progetto, le sua radici, ed ecco che nasce "Raffaella Cafagna & kePsaT", dove la parola “kePsaT” viene da “Chep-satt”, che nel suo dialetto di origine (il barlettano) significa “capa sotto” quindi “a testa in giù”. …Insomma un modo divedere le cose con un’ottica diversa da  quella della maggioranza, un modo di osservare ciò che la circonda del tutto  personale e magari  controverso rispetto all’opinione altrui, ma proprio per questo originale, frutto soltanto di un’idea chiara e ben definita nella sua mente, a discapito di ogni pregiudizio o stereotipo, con la sola volontà di esprimere se stessa.

E’ questo il senso del progetto di Raffaella Cafagna che tra Veneto e Puglia si forma come cantante e cantautrice cominciando ben presto a partecipare a diversi concorsi, tra i quali il "Festival di Città del Palladio" a Recoaro Terme (VI), il "1 festival Abano Terme-live band e voci emergenti" ad Abano Terme con l'inedito "Adrenalina", con Mara Maionchi in giuria; oltre al concorso "Moncalvo in Canto" a Moncalvo, in Piemonte. Nel 2013 si si classifica poi  fra i cinque finalisti della categoria cantautori al "Verona Pop Festival" con la sua "Stay with me", brano nel quale spiccano nomi come Davide Ragazzoni alla batteria e Pier Brigo al basso elettrico e all'arrangiamento. Nel novembre 2016 Raffaella ha poi l'onore di esibirsi a Verona e Cremona con "Ace" (Martyn Kent), il chitarrista degli Skunk Anansie e addirittura con il  batterista della stessa band, Mark Richardson, nel noto "Blue Moon" di Londra, un locale in cui si sono esibite le maggiori band del panorama musicale internazionale come gli U2, i Rolling Stones e tanti altri.

Dopo diverse esperienze che l’hanno portata l’artista a confrontarsi anche con i palchi e con diversi concorsi, ecco l’interessante collaborazione con la Pms Studio di Raffaele Montanari, con la quale Raffaella pubblica il suo ultimo singolo dal titolo “Empty”.

 

Un brano dove si fondono generi tra loro diversi, a partire dal rock che incontra il funky, passando per il pop e arrivando al soul grazie alla timbrica di Raffaella che si sposa perfettamente con questo stile, riflettendo l’idea di un brano che parte dall’anima, per descriverla e osservarla. “Soul” quindi anche e soprattutto  nel significato stesso del termine, e  non solo come una forma stilistica che impreziosisce un pezzo dalle mille sfumature sonore, con sperimentazioni davvero ardite, capaci di catturare l’ascoltatore sin dalle prime note. Un ascolto attento che non rimane in superficie, ma che affonda e scava dentro l’anima appunto, interrogandola e chiedendole, da che cosa derivi tale sensazione di vuoto…Un vortice che sorprende l’ascoltatore, che in questo cortocircuito di suoni, si addentra nelle emozioni contrastanti: ”I’m so full…I’m so Empty...” la stessa confessione rivelata dalla protagonista non è esente da una chiara contraddizione interiore, perché il più delle volte, a fare i conti con le sensazioni vissute sulla pelle, sono proprio i nostri pensieri, che divengono tutto fuorché coerenti. Alcuni eventi vissuti o esperienze ravvisate nel corso della nostra vita, possono diventare causa e fonte di dolore, di  disorientamento… Tuttavia è possibile prendere atto della forza interiore che ognuno di noi ha dentro di sé e di come il tempo e il coraggio, possa in qualche modo aiutarci a trovare lo spazio per  rinascere, per sentirsi di nuovo vivi, per ritrovare noi stessi e la gioia di vivere la nostra vita.

 

Sonia Bellin

 

 

Link digital store:

 

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sabato 30 marzo 2024

IN ARRIVO “TELL ME NOW”: IL NUOVISSIMO SINGOLO DI MAXIMUSP

 


 

In arrivo in radio proprio in queste settimane il brano intitolato “Tell me now” , l’ultimo ed imperdibile singolo di MaximusP ( pseudonimo di Massimo Panziera) il quale ha scritto e composto il brano assieme  al suo fidato collaboratore artistico Nicola Bonadiman, su etichetta Areasonica Records, con la quale Massimo collabora dal 2022, quando pubblica il suo terzo album dal titolo “Per qualcosa in più”, anticipato dal singolo, con relativo video della title track.

 

Di formazione giuridica, ma da sempre appassionato musicista, Massimo Panziera è un cantautore originario della provincia di Verona, attivo già da tempo  nell’ambito di diverse band della zona, nel ruolo di bassista e cantante. 
Le sue primissime esperienze musicali riguardano in particolare il genere  progressive rock e new wave, dove per diversi anni, l’artista si è cimentato nella rivisitazione di svariate cover dei grandi classici.  
Successivamente arriva l’esigenza di scrivere anche degli inediti, ed ecco che Massimo decide di cimentarsi nella scrittura, esprimendosi  in primis come paroliere e compositore, oltre che in qualità di scrittore di testi letterari. Riguardo proprio queste ultime abbiamo: “Intervalli e ombre” ( ediz. Libro Italiano 2003 ) e “I dialoghi” ( ediz. Cleup 2012 ). 
Successivamente, a partire dagli anni ’90, Massimo  intensifica la sua attività di musicista on the road con concerti e serate in vari locali del nord-est e la partecipazione a festival e talent show, tra cui si annoverano il festival “Voci nuove” di Casale di Scodosia (PD) ( V° classificato) , il talent estivo di Sottomarina di Chioggia (VE) organizzato da Radio BCS, e l’edizione del ’96 del talent organizzato dal locale “Il Banale” di Pd ( in co-gestione con Radio Sherwood), sponsorizzato dal quotidiano “Il Gazzettino” e dallo stesso Comune di Padova, nell’ambito del quale si classifica in terza posizione. 
Nel 2001 poi, Massimo  collabora con il partner artistico Nicola Bonadiman alla realizzazione del c.d. “Oro Nero”, il quale viene pubblicato e distribuito in via espressamente artigianale. 
Dopo aver depositato diversi brani c/o la SIAE e tentata la strada dell’autoproduzione, l’artista giunge alla pubblicazione nel 2016 del suo primo c.d. “The game” con l’etichetta Cat Sound Records, che costituisce la prima parte di un più vasto progetto artistico in cantiere da tempo.  Nel 2017 pubblica su You Tube il videoclip promozionale della title track “The game”, mentre nel  2019 pubblica con la suddetta etichetta il secondo c.d. “Al di là e oltre” ed il videoclip “To be through with you”, fino ad arrivare poi al terzo cd dell’artista, dove inizia anche la collaborazione con una nuova etichetta, l’ Areasonica Records, con la quale, oltre a  pubblicare il terzo album “Per qualcosa in più”, rilascia proprio in questi giorni il nuovissimo singolo “Tell me now”.

Un brano dal forte taglio rock e con un sound di notevole impatto sonoro, capace di sorprendere l’ascoltatore in flusso di rimandi sonori molto eterogenei ma allo stesso tempo ricercati, in un crescendo armonioso che coglie inaspettatamente sperimentazioni melodiche di notevole eleganza.

Un saliscendi vorticoso, abissale in certi punti, tanto che si ha la sensazione di vivere tutta quella serie di esperienze raccontate dall’artista nel brano.

 

Sonia Bellin

 

Link You tube:

https://youtu.be/jFh3apzfw6w?si=928Fz02X899rXcT-





giovedì 28 marzo 2024

GRANDE ESORDIO DISCOGRAFICO PER GLI ERETIKA CON IL BRANO “HATHOR”

 


 

Prodotto da Raffaele Montanari della Pms Studio e scritto dai  componenti stessi degli Eretika, “Hathor” è il brano con il quale debutta un progetto totalmente inedito e originale nel panorama musicale italiano; trattasi infatti di una band symhonic metal, la quale coinvolge stili musicali, tra loro molto diversi che vanno dal metal più puro ed essenziale con i suoi assoli e i riff perfettamente richiamabili al genere, arrivando fino all’opera. I riferimenti sono ovviamente quelli di uno stile che riprende in modo incontrastabile il metal cosiddetto appunto sinfonico, in quanto accanto alle sonorità tipicamente metal, si hanno elementi orchestrali ripresi dalla musica sinfonica.

A scapito di voler dividere, etichettando i generi, l’ideale sarebbe quello di unire, nell’ottica degli Eretika che soffermandosi  sulla componente sinfonica del loro stile, antepongono la miriade di possibilità che possono incrociarsi quando generi diversi si commistionano tra loro, creando poi un’atmosfera del tutto nuova, con un suono capace di esprimere perfettamente quello che il testo si prefigge di comunicare.

 

 

Un testo e quindi un contenuto che non viene mai ad essere il mero riempimento di uno spazio musicale, ma, come ad ogni forma d’arte si confà, un luogo in cui ogni elemento-in questo caso musica e parole- vanno a confluire in un unico obiettivo: svelare un significato. La musica, come ha espresso la cantante degli Eretika Vera della Scala durante un’intervista, deve unire, non dividere… Deve mettere insieme elementi, proprio come un’orchestra, ed ecco allora l’idea della musica orchestrale, ecco l’idea di una band che riprende uno stile definibile “orchestrale”, perché in grado di porre uno accanto all’altro, strumenti tra loro molto diversi ma che, nel loro insieme, creano qualcosa di armonico.

 

“Hathor”, ovvero il primo singolo presentato dagli Eretika, rispecchia proprio questo ideale perseguito dagli autori e interpreti del brano, Vera Della Scala e Ares Signorello.

 

Vera inizia da giovanissima lo studio della musica e, contemporaneamente al conseguimento del diploma del liceo della Comunicazione ad indirizzo “spettacolo”, studia presso il Conservatorio “B. Maderna” di Cesena laureandosi in Canto nel 2019 sotto la guida della M° Rossella Marcantoni. Si è perfezionata seguendo master e corsi di canto con: M° Enrico Stinchelli, M° Paola Romanò, M° Evghenia Dundekova. Attualmente sta procedendo gli studi con il M° Monica Boschetti presso l’accademia internazionale N.O.T.A. music. Ha partecipato in veste di corista e figurante al Teatro “A. Bonci” di Cesena nel 2016 ne “Le nozze di Figaro” e nel 2017 nel “Don Giovanni” di W. A. Mozart diretti dal M° C. Desderi con regia di M. Cappelletti e nel 2018 ne “Le Convenienze e inconvenienze teatrali” di G. Donizetti diretta da “G. Zanetti”. Nel 2008 ha debuttato come protagonista nel musical “La marcia dei Giganti” con musiche inedite di Davide Caprelli e Gianni Della Vittoria. Ha effettuato concerti solistici in arene e sale da concerto, nel 2019 come solista nel “Gloria di Vivaldi” con l’orchestra del Conservatori B. Maderna di Cesena e la direzione di G. Placci a Palazzo Ghini, nel 2015 a Bagno di Romagna con il M° E. Monti per la rassegna “Natura in Concerto”, nel 2016 per “Le Soisèes Musicales” e nel 2020 al “Festival Naturae” a Lido di Classe (RA). Nel 2019 ha ricoperto la qualifica di aiuto regia per il M° A. Antoniozzi nella realizzazione della produzione “Il Rigoletto” di Verdi del Conservatorio “B. Maderna” di Cesena effettuata poi al Teatro Bonci. Ha cantato per Enti Nazionali e di volontariato quali: nel 2014 presso il Pala De Andrè di Ravenna per il “Rotary Club Romagna”, nel 2019 presso il Pala Rimini per il congresso Nazionale tenuto da AUSL Romagna e per il galà “Dammi un Là” presentato da Anna Falchi e organizzato da “Croce Rossa Italiana” di cui è ospite ogni anno. Nel 2019 e 2020 ha partecipato come protagonista in due cortometraggi musicali realizzati dalla scuola Holden di Torino come cantante e attrice protagonista dal nome “Divertissement” e “una cena insieme a te”. L’ultimo cortometraggio si è aggiudicato diversi premi: il primo come miglior cortometraggio presso l’ottava edizione di Cinecibo 2021 e semifinalista presso il Golden Movies International Festival. Nel 2023 ha collaborato con l’agenzia MB Organization con la band Starlight Italians Nightwish tribute come cantante e front girl della band, di cui l’ultimo concerto è stato eseguito a Stoccarda e presso vari teatri Italiani.

Come il nome stesso suggerisce di origini greche, Ares Signorello è un chitarrista e compositore in vari progetti musicali che prendono spunto in primis dall’età d’oro degli anni ’70, quando improvvisazione sul palco e armonia musicale, si traducono in energia pura sprigionata dal vivo davanti ad un pubblico entusiasta e pronto a rispondere cantando e intonando a squarciagola le note dei brani proposti. La musica di Ares è una miscela di rock, funk, blues, soul, che strizza l'occhio alla versatilità degli anni '60 in chiave moderna. Il 20 Febbraio 2021, Ares  pubblica il suo primo singolo da solista con PMS Studio intitolato "Great Family", un pezzo che riscopre le sonorità crude del Rock in pieno stile anni '70/'80. Due anni dopo, il 30 Aprile 2023 esce il nuovo singolo "Fire", una ballad rock scritta e interpretata da Ares, che ricalca lo stile dei gloriosi anni '90 del rock.

Unendo i due loro talenti e i loro background musicali, Vera della Scala e Ares Signorello hanno dato vita ad un progetto denominato Eretika, che prende spunto proprio dal senso  etimologico del termine: la parola è l’aggettivo che identifica qualcosa che ha a che fare con l’eresia, ossia con una scelta. La scelta appunto di voler congiungere stili diversi, creando un’orchestra di strumenti musicali, dove ognuno ha il suo ruolo e dove ogni suono ha un suo motivo semantico. Il primo singolo pubblicato e scelto per presentare il progetto è un brano che rispecchia perfettamente questo pensiero: il sound epico incontra il rock e il risultato che ne deriva è un suono aggressivo ma allo stesso tempo melodico, dove l’assolo di chitarra imprime energia ad un testo elegante. “Hathor” è un pezzo dove il violino detiene una parte orchestrale fondamentale, perché caratterizza poi l’intero brano, il tutto, spiega Vera, è partito da Ares, da una sua cellula ritmica, ed ecco un suono puramente orchestrale dove la sinfonia incontra l’aggressività del metal, che non è mai disgiunto da una linea melodica.

 

“Hathor” è un pezzo che attinge alla storia, riprendendo sonorità mistiche che si riferiscono a tutto quello stile nordico del metal, il quale ha sempre inteso il genere come perfettamente associabile alla musica sinfonica, quindi a suoni che riprendono la classicità culturale oltre che musicale, andando a ritroso nel tempo e recuperando le radici culturali della musica e con esse, anche il significato che a quel tempo detenevano. Il titolo del brano è un riferimento diretto ad  “Hathor”,  la dea della musica dell' Antico Egitto, spiega Vera della Scala, la quale, prima  di scrivere il pezzo si è recata in quei luoghi, visitando quindi la terra che ha ispirato il pezzo, rivivendo il significato che esso vuole comunicare. Un viaggio reale che diventa poi astratto, dove per astrazione si intende cercare di distaccarsi dalla concretezza delle immagini, per crearne una di molto più elevata, universale per così dire, inscrivibile ovunque e leggibile da chiunque in maniera chiara.

Ed ecco uno dei significati della musica come la intendono gli Eretika, ovvero la musica come elevazione, come una catarsi, quindi propriamente nel senso che la intendevano gli antichi greci e i filosofi del tempo: la musica non come spettacolo e quindi divertimento, ma come un rito atto ad elevare l’essere umano. Un principio molto sentito in passato e che con il tempo si è perso, ma che molte realtà musicali, a partire da tutte quelle band da cui gli Eretika si ispirano, spesso e volentieri richiamano per riprendere l’origine stessa della musica e soprattutto di quella cultura musicale che anche noi oggi dovremmo recuperare per una maggiore consapevolezza della potenzialità degli strumenti a nostra disposizione.

 

 

Sonia Bellin


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martedì 26 marzo 2024

“SICILIA VACANTI”: NEL SUO ALBUM D’ESORDIO ALESSANDRO D’ANDREA CALANDRA RACCONTA LA STORIA DELLA SUA TERRA

 


 


Ed ecco a voi un artista che impara a suonare da autodidatta e che, proprio in queste settimane, pubblica il suo album di debutto in dialetto siciliano per omaggiare la sua terra, raccontandone la storia e la sua tradizione. “Sicilia Vacanti” non è solo un album di dieci tracce che attraverso il suono ripercorre la tradizione musicale di una regione, perché l’album d’esordio di Alessandro D’Andrea è anche uno scorcio di storia e del nostro paese che in quella Sicilia ha attinto una tradizione millenaria che si è poi confrontata con il resto del mondo , prendendo spunto dalle memorie di un tempo e di un luogo.


Con un sound etno-folk unico, anche questo reduce da uno studio approfondito della tradizione musicale del nostro paese e della Sicilia in particolare, l’artista ha voluto anche ritrarre la voce di questo popolo, riprendendo passo dopo passo la lingua e il dialetto di quella regione, dove affondano le radici culturali che ancora oggi si respirano.


La title track dell’album in particolare, racconta il coraggio di tanti giovani che, a causa della mancanza di lavoro, lasciano la loro terra- come l’artista stesso ha fatto- in cerca di un’occupazione, creando con il tempo il fenomeno dello spopolamento della Sicilia. Storie quindi di coraggio ma anche di rabbia, di rammarico e di paura, come lo è CORI FA’ LA VOVÒ, dove


"Fa' la vovo' " (ovvero tradotto, fai la ninna!) è il refrain della Ninna Nanna siciliana. In questa traccia l’autore ci porta in un luogo di paura e disperazione: un rifugio antiaereo negli ipogei di Agrigento, nel corso dei fitti bombardamenti delle Truppe Alleate. Nel brano, la mamma canta una struggente Ninna Nanna al suo piccolo, mentre là fuori uno spaventoso fragore di esplosioni mina ogni speranza di sopravvivenza. …Vincerà l'Amore di una Madre o l'odio della guerra? Il dolce canto della Ninna Nanna siciliana o il frastuono delle bombe? Si chiede il nostro Alessandro, elargendo la domanda anche all’ascoltatore.


 


Quindi non solo storie di coraggio e di uomini che affrontano le loro paure, ma anche luoghi di paura dove la devastazione esistenziale delle persone deve confrontarsi con la quotidianità, con le emozioni di una madre verso il suo piccolo. Ma storie dove c’è pur sempre il lieto fine, come quella di Alessandro stesso, che dopo aver lasciato la sua terra natia, si rimbocca le maniche e, dopo la laurea e il lavoro nel campo della formazione in Veneto, ecco realizzare il suo sogno di artista, che dedica alle sue origini un intero album che raccontano il suo paese. Un album fatto di suoni, di colori, ma soprattutto di musica e di voglia di raccontare nella lingua tradizionale, ciò che ha costruito un’intera tradizione popolare.


 


 


Sonia Bellin


 


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domenica 24 marzo 2024

LA NECESSITA’ DI PRENDERE STRADE DIVERSE: IN “QUA E’ ROBA TUA” DAVIDE SACCHI RACCONTA LA FINE DI UN LEGAME SENTIMENTALE

 


 

Scritto, composto e arrangiato dallo stesso cantautore “Qua è roba tua “ è il titolo del nuovo singolo di Davide Sacchi che per la rifinitura finale del brano,  si è avvalso della collaborazione delle chitarre di David Pieralisi e dall’Ing. Federico Ceriola, che ha realizzato il   mix e il master del pezzo.

“Qua è roba tua “  rappresenta la spontaneità di una canzone nata così…senza un preciso obiettivo, se non quello di emozionare e condividere una sensazione…. Non c’è una volontà di fornire regole o istruzioni, il nuovo singolo di Davide Sacchi  è un brano semplice, fatto per essere capito nell’immediato, senza nessun orpello che le possa offuscare tutta la spontaneità che le è propria. “Qua è roba tua” è un brano che parla di quanto certi atteggiamenti in una relazione, con il passare del tempo, possono diventare scontati, accettati a priori e quindi non più visti come un valore o come una componente fondamentale per mantenere saldo il rapporto. Ecco allora che questo inizia a deteriorarsi, lasciando intravedere le prime fratture, poi le linee di un tempo non più condivisibile… un tempo che diventa inerte, uno spazio soffocante… E’ un'avvisaglia che qualcosa non va, che c’è bisogno  di cambiare aria e che, per il bene di entrambi, occorre prendere strade diverse. Con un linguaggio semplice e diretto, Davide Sacchi ci racconta le incrinature amorose di un legame che si sta progressivamente spezzando, e lo fa con una spontaneità tale, che l’ascoltatore non può non immedesimarsi, anche solo per un istante, in questa storia che ha le sembianze di un film. In alcuni momenti, ascoltando il pezzo, si ha infatti la sensazione di scorrere le immagini di una pellicola in bianco e nero, in quanto i colori appaiono sbiaditi per lasciare spazio ad emozioni chiaro-scure che dipingono da sole il paesaggio rarefatto su cui si proiettano lo scenario. Tacito ma profondo, tale racconto si dispiega con le note della canzone, che in modo concreto attraversa le emozioni, per trovare posto a sedere nella prima fila del film della nostra vita.


Sonia Bellin




 

 

 


sabato 23 marzo 2024

IL VIAGGIO DI MAURO CONTI NEI “BALCANI” DIVENTA UN ALBUM

 


 

E si intitola proprio così, semplicemente “Balcani” , l’ultimo album di Mauro Conti, cantautore nato  Bologna nel 1959, il cui primo incontro con la musica risale durante l’adolescenza, quando  grazie all’accompagnamento di un fratello maggiore, inizia ad ascoltare le canzoni di quel periodo.  Nel 1977 inizia a suonare la chitarra e si avvicina ancora di più alla musica, scoprendo sia i cantautori italiani, sia la musica internazionale, in particolare il rock incontrando gruppi come  Beatles, Doors, Velvet Underground, Hendrix… Assiste poi all’esplosione del Punk e alla nascita del nuovo rock italiano. È in  quegli anni che inizia a comporre canzoni per poi, negli anni successivi, dare vita a diversi gruppi di ispirazione new-wave (The Lonely’ Hearts - CastaDiva) con una particolare riflessione ai testi ora scritti in italiano. “1989”  è il primo Ep di Mauro Conti:  due brani pubblicati in musicassetta che chiudono il periodo dedicato alla musica esplicitamente rock. Nel frattempo, inizia a lavorare come tecnico teatrale, un’ esperienza che lo coinvolge umanamente e gli offre la possibilità in maniera indiretta, di maturare il proprio rapporto con la creazione artistica, non solo in ambito musicale. All’inizio degli anni ’90 si avvicina alla musica blues a cui dedicherà tre lavori anch’essi registrati in studio: Reno Tape Blues – Dall’Apennino al Delta – Vecchie & Nuovi Blues, tutti i brani composti in italiano. La scrittura di nuove canzoni riprende nel 2018, quando l’autore ricomincia a dedicarsi alla composizione, iniziando anche   un nuovo progetto musicale, ovvero “The Majakovskj’s Suicide - Hommage a…” Nell’arco di tre anni avviene la registrazione di tre EP che hanno lo stesso titolo, contraddistinti solo da Vol. 1, Vol. 2 e Vol. 3. Dodici brani complessivi che l’autore dedica a dodici diversi autori - scrittori, poeti, musicisti, personaggi letterari, pittori-  che lo hanno influenzato a livello artistico e umano.

Nel 2021 registra un nuovo lavoro, “Les Chanson Purque d’Amour.”, cinque canzoni incentrate sulle diverse interpretazioni del sentimento “amore.” Ed ecco il 2024 e la pubblicazione di “Balcani”, undici brani nati dopo un viaggio lungo  5000 km che dai  Balcani meridionali arriva a toccare le sponde del Mar Nero e il confine con la Turchia. Per la prima volta, l’autore si dedica solo al canto dei brani da lui composti, collaborando però agli arrangiamenti eseguiti da Raffaele Montanari, titolare dello studio e della relativa casa discografica, PMS Studio.

“Balcani” non rappresenta soltanto un viaggio fisico e reale, compiuto dall’autore  nell’estate del 2019 , “Balcani” è infatti soprattutto un percorso, un cammino di ricerca che Mauro Conti ha intrapreso per raccogliere impressioni, sensazioni e stati d’animo, trasposti poi in suoni e colori che, fondendosi con la poesia, hanno trovato nelle canzoni, una  forma dai contorni cangianti. Contorni che di fatto segnano una figura ma che, poi, presi singolarmente, raffigurano emozioni fugaci, atte a lambire l’anima per poi rilasciare un’impronta indelebile, simile ai passi compiuti durante il cammino.

Il disco di Mauro Conti si  apre con “Il tuffo”, e con un frase che risuona all’interno del brano in modo prorompente: “Non ho fretta”. Fin dalla prima traccia e per tutto il percorso compiuto dall’autore, si avverte questa sensazione di voler a tutti i costi fermare il tempo, desiderando per una volta nella vita di poterlo guardare, osservandone i movimenti per non accorgersi del cambiamento. Il tuffo a cui fa riferimento il brano è quello che gli uomini compiono dall’alto del Ponte Vecchio di Mostar, distrutto nella guerra avvenuta nella fine della Jugoslavia e poi riscostruito.  “Non ho fretta” esprime il bisogno di lentezza, di stendersi sulle proprie emozioni, lasciandosi andare ad esse, lasciando che siano loro a guidarci in questo viaggio ad occhi aperti verso terre lontane….Ed ecco che appare “nell’orizzonte un lambo senza tempo…” e quello che avvertiamo è un “corpo vivo che rinasce torna vivo ogni volta che esce…” Un tuffo breve come “un respiro colma la vita e toglie ogni pensiero…” La poesia in questo brano lambisce l’anima accarezzandola, mentre la musica soavemente accoglie un cuore desideroso di calma, di assenza di un tempo avverso per riprendersi il tempo necessario a guardare dentro di sé.

A seguire “Kombanit Stalin”, traccia  che presenta una andamento molto leggiadro e dove, alla stregua di una storytelling, abbiamo l’impressione che sia proprio una donna del luogo a raccontare il dramma di questa storia: “se l’amore non ha udito  il fragore del naufragare… ha sbattuto l’uscio ed è fuggito al di là del mare, ma io rimango li ad ordinare tutte quante le macerie, e a metter in fila i ricordi e scordare le miserie…” Kombinat Stalin” è un quartiere operaio di Tirana, il quale,  dopo chiusura delle due fabbriche lì costruite, ha subito con la fine del periodo comunista, una totale disgregazione sociale. Ed è qui che, come tante persone, si riconosce anche l’autore che ha espresso il suo punto di vista, facendoci sentire il disagio subito interiormente dal singolo ma anche da tutta una comunità ora disgregata, che si ritrova a fare i conti con conseguenze prima inimmaginabili. La piazza di cui parla la protagonista del brano che racconta l’accaduto è il simbolo della totale perdizione di chi tenta di fronteggiare l’incertezza sociale. Una piazza che sanguina appunto, perché non ancora guarita.

Sussurrata con graziosa delicatezza, ecco il terzo brano del disco, intitolato “Lo spazzino di Sarajevo” che racconta il tragico destino di due amici durante la guerra civile, quando i due si trovano sul fronte opposto e uno uccide l’altro: “Sull’ombra del mio corpo ritornato a casa salvo e cerco inutilmente il tuo volto tra la folla, dimentico quel giorno che ti ho ucciso sulla porta e quando ti ho lasciato disteso sulla terra…” Una tragedia che si scatena fuori, ma soprattutto dentro, ed ecco la musica che innalza questo senso si vuoto come la piazza mentre piove e mentre le onde infrangono i ricordi, lasciando che quella piazza diventi un mare di  dolore, lasciando che la  pioggia scenda come  le lacrime. “E sotto questi tetti stamattina bianchi di neve trascino  il mio carretto…. il rimorso che contiene…”, dove la neve con il suo candore simboleggia l’innocenza, un tratto in netto contrasto con il sentimento provato ora dal protagonista, con il suo senso di colpa che proprio questi  sta provando, facendo smuovere un’anima affranta dal dolore.

“La Casa di Dervisci” è un canto spirituale dove gli archi innalzano un senso mistico ineguagliabile, e dove anche l’anima sembra trovare il suo posto nel mondo: “Sento svanire la mente stanca…” Un luogo sereno dove l’autore sembra ritrovare la pace interiore…un equilibrio nuovo che lo avvolge. Del resto il brano racconta una storia vera, ossia quella di un religioso del 1500 che attraversa i Balcani alla ricerca di un luogo dove erigere un monastero per la propria confraternita e questo cammino di ricerca verso una spiritualità interiore coinvolge in primis anche l’autore.

Allontanarsi da casa è anche allontanarsi da noi stessi, lasciando le discordie, lasciare lo scorie negative per ritrovarsi…” Mare Nero” presenta un ritmo che cavalca le onde mentre guardiamo i giorni naufragati e ritroviamo il tempo per ritrovare anche noi stessi: “Le Assolate ombre hanno bagnato queste sponde…”. Il vento imperversa ma nulla ferma il protagonista (l’autore stesso del brano) in questo viaggio attraversa il mare alla ricerca di una nuova rotta, mentre il passato viene seppellito dal vento , “Come foglie cadute nei giorni di inverno….”

Dal ritmo serrato e travolgente ecco il volo delle “Cicogne”, tipico animale delle zone visitate dall’autore e che egli, osservandone il volo, ne coglie somiglianze con la sua ardita voglia di sorvolare l’infinto, di compiere, come questo, viaggio alla scoperta di se stesso, della propria anima, del proprio Io, alla ricerca costante di un equilibrio interiore, capace di riflettersi sul suo operato. La musica del   brano appare riflettere il volo dell’animale , tanto che l’ascoltatore può vedere queste cicogne volar libere nel cielo azzurro “contro il sole disegnando rotte bianco nero e misteriose”.  E se in “Il tuffo” si cercava di fermare il tempo, anteponendo la necessità di non avere fretta, ecco che qui, il tempo non è più un nemico, e in risposta a tale miraggio, le cicogne non badano a nessun tempo, il quale appare “quasi morto”, mentre la spensieratezza divampa nel mezzo di un coro goliardico immerso a irrorare di luce e colori il brano.

Ed ecco i “Tuoi lunghi occhi verdi”, un canto d’amore leggiadro e nostalgico, il cui ritmo quasi contrasta con il dolore di chi, deve lasciare la sua famiglia, un brano che affronta l’argomento dell’emigrazione ma soffermandosi soltanto sulle emozioni provate da queste persone il cui amore per la famiglia e per chi devono lasciare, non si estingue, rimanendo lì a scaldare il cuore di chi lo prova. Brano quindi che si lega in modo indissolubile con una canzone nata da una poesia scritta parecchi anni prima dall’autore durante un viaggio in Slovenia “I villaggi ai confini del mondo” che vuole rappresentare la solitudine dei luoghi che hanno subito l’allontanamento delle persone ...La desolazione che avvolge questi luoghi ora silenti. Un movimento lungo e disteso che appare come un ponte che tenta di riunire le persone…un eco che ravvede il suono disperso e lo vuole unire per far riaffiorare i ricordi lontani, mentre un respiro esangue guarda il tempo dilatarsi e guardiamo la desolazione, immobile in una stasi malinconica, mentre i villaggi  sono silenziosi come le persone, che hanno perso le parole per colmare il vuoto... La chitarra nel finale spinge un risuono di dolore, di acre nostalgia di un sogno lontano e profondo…

 

“ Porrajmos” è invece  il nome che il popolo Rom dà alla tragedia che l’ha colpito nella Seconda Guerra Mondiale: la deportazione e lo sterminio nel lager nazisti. Una sorta di ninna-nanna che una madre fa alla propria bambina per rassicurarla nell’imminenza della tragedia a cui segue poi la traccia intitolata “Ramo di Quercia” si riferisce a una tradizione serba nell’imminenza della fine dell’anno. Una ballata allegra e spensierata, dal suono vivo e dal ritmo veloce, la gioia che sprigiona il canto “che ammalia… la notte d’inverno sta scivolando via”, perché una gioia nel cuore rimbalza improvvisamente, e niente o nessuno può trafiggere questa gioia.

La tradizione incontra la poesia in questa traccia che ripercorre l’imminente fine dell’anno come è il rituale di quei paesi. Le more, la rosa canina… doni che la tradizione serba riserva per la fine dell’anno come simbolo di rinascita e che l’autore utilizza come senso di pace e di amore verso la propria terra e le persone che la abitano e che lo hanno accolto. E a Concludere il disco  “Elegia Balcanica” altro brano che affonda nella tradizione dei “Balcani appunto, una preghiera che i morti innocenti del conflitto rivolgono a sé stessi, nel ritrovarsi nella morte simili e uguali.

 

 

 

Sonia Bellin