lunedì 17 marzo 2025

“LA BALLATA DELLE VIGLIACCHE” È IL NUOVO SINGOLO DI SAMUELE ESALTATO


 


L’ironia è la  protagonista indiscussa di questo brano dai toni amari, con punte agrodolci che toccano discorsi sospesi e frasi taglienti. Un gioco linguistico che rincorre immagini grottesche per trasporle in parole e poi in  musica creando effetti speciali straordinari…

“La ballata delle vigliacche” è una canzone che prende spunto dalla quotidianità delle relazioni, per affrontare l’argomento in modo sarcastico, ma allo stesso tempo pacato, senza puntare il dito contro nessuno, senza misoginia o senso di arroganza, ma soltanto con l’intento di esprimere un senso di rassegnazione dilagante, apportato dal crescente cinismo che spinge le persone a non esporsi, rimanendo” barricate” dietro a dei luoghi comuni che poco hanno a che fare con una scelta.

Scegliere è infatti sinonimo di” prendere una posizione”… di stare da una parte  piuttosto che dall’altra…di orientare il proprio senso in una direzione precisa, con un obbiettivo da perseguire e una meta da raggiungere, ma tutto questo, genera ansia e soprattutto responsabilità, senso del dovere e imposizione… Tutte cose che la nostra società rifiuta e tenta  di rimandare o, ancora più spesso, evita a priori, finendo così per accontentarsi di una scelta che non è tale.

La scelta di “non scegliere” e quindi di procrastinare una posizione da prendere e un percorso che deve ancora definirsi, con persone esuli di una loro identità che appare dispersa; tale è la società di oggi e la vigliaccheria diventa quindi la definizione di chi non ha il coraggio di scegliere.

Del resto, lo stesso Dante Alighieri nel III canto dell’inferno ha dato una  poetica descrizione di che cosa fossero per lui gli “ignavi”, lasciando emergere tutto il disprezzo e il suo disappunto per chi fosse troppo vile per prendere una posizione.

Quanto al presente, allo stesso modo  anche il cantautore Ron ha apportato il suo punto di vista in merito attraverso  brano “Cambio stagione”, dove la frase “Se avrai calma e lucidità, non subirai il fascino di comode scelte….” Risulta in questo caso emblematica e direttamente collegate al senso trasmesso dal nuovo singolo di Samuele Esaltato  , dove il codardo, il vigliacco… è colui che è incapace a scegliere.

Le "vigliacche" in questa ballata  sono descritte come donne che spezzano cuori senza spiegazioni, lasciando dietro di sé uomini disillusi, i "poverissimi gallinacci" che cercano amore senza trovarne. Nell’inciso del brano, tali persone sono ricordate come “dannatamente sfuggevoli", in quanto a loro risulta facile svanire senza lasciare traccia, dal momento che non hanno una forma definita ma vivono nell’ombra…  “La ballata delle vigliacche” è quindi una canzone che con  toni a tratti drammatici, ad  altri grotteschi , affronta la quotidianità  delle relazioni in modo analitico, ponendo un’ attenzione disarmante nei confronti dell’essere umano e di come questo viva la società di oggi.

 

Sonia Bellin

 



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sabato 15 marzo 2025

INTERVISTA ALLA SCRITTRICE LUCIA SPEZZANO

 



 

Diamo il benvenuto a Lucia Spezzano, scrittrice di origine calabrese, la quale collabora con diverse case editrici, sia in Italia che all'estero, e che in questi giorni sta promuovendo i due nuovi libri in uscita, ovvero "Cuntami na romanza, la Fiaba di Pompagranita" e "L’Orsetto Tuttovaben e la Gallina Scopaviola"...

 

Benvenuta cara Lucia, allora iniziamo partendo proprio da queste due nuove uscite imminenti, la prima delle quali, "Cuntami na romanza, la Fiaba di Pompagranita" è una fiaba molto antica, tramandata da secoli e che tu hai appositamente scritto, perché non venga dimenticata...

 

Pompagranita è una fiaba molto antica, ricca di significati, tramandata oralmente da generazione in generazione, quando nelle famiglie c’era ancora la buona abitudine di riunirsi alla sera davanti al focolare domestico; ci si ritrovava dopo una faticosa giornata di lavoro per chiacchierare, raccontare e ascoltare, davanti alla fiamma di un camino, nelle fredde sere invernali, oppure sull'uscio di casa, nelle calde serate estive.

C’era tanto calore umano e ai bambini si raccontavano le "romanze", storie fantastiche e fiabe che erano e sono veri e propri patrimoni culturali.

Sin da piccina, i miei genitori e la mia cara sorella più grande Tommasina, che ricordo con immenso amore, mi hanno raccontato tantissime "romanze"; specie quando era ora di mangiare, chiedevo sempre di poter ascoltare una fiaba; sicuramente Pompagranita era e rimane la mia preferita, non mi stancavo mai di ascoltarla!

Ho deciso di scriverla affinché possa essere raccontata ancora e non vada mai dimenticata! E’ una fiaba della tradizione calabrese, oltre al lato fantastico presenta anche una ricchezza di contenuti, spunti e chiavi di lettura che rimandano a usi, costumi e saggezze antiche!

  Passiamo ora all'altro libro, il cui titolo riporta "L’Orsetto Tuttovaben e la Gallina Scopaviola"..., una favola sui valori della famiglia e su come questi siano fondamentali per tenere unito un legame di coppia, qualunque sia il

sentimento che lega le due persone, valori oggi forse dimenticati ma anche diventano imprescindibili da serbare...

 

Possiamo dire che è una favola per piccini, ma sarebbe utile che la leggessero anche i "grandini", fidanzati e sposi; racconta le incomprensioni che inevitabilmente si creano nella vita di coppia, attraverso gli avvenimenti di due simpatici personaggi con caratteri estremamente diversi, come l’Orsetto Tuttovaben e la Gallinetta Scopaviola; con le loro vicissitudini faranno riflettere i lettori su come superare, con un pizzico di ironia, le difficoltà e le monotonie della quotidianità. E’ una favola che trasmette allegria, ma che attraverso i profondi disagi dei personaggi ci fa capire che nella vita di coppia ci vuole tanta, tanta, tanta pazienza, cercando di andare oltre le apparenze e di superare,  con umiltà e buona volontà, i problemi che inevitabilmente si creano nella vita di tutti i giorni.

L'Orsetto e la Gallinetta vivono una bellissima storia d'amore e di affetto, ma incomprensioni, gelosie, sospetti e dispetti prendendo il sopravvento.

E' una favola coinvolgente, umoristica, con personaggi surreali che parlano di fatti molto reali.

Il libro è stato illustrato dal celebre Maestro del fumetto Antonio Terenghi che ha apprezzato tantissimo il mio racconto tanto da realizzare delle splendide e coloratissime tavole, ricche di particolari.

A breve uscirà una nuova edizione, dedicata agli Orsi, per conoscerli, proteggerli

ed aiutarli, con l'aggiunta di tre disegni realizzati appositamente dall’illustratore Piero Tonin.

 

Parlando ora in generale dei tuoi libri, ricordiamo ai lettori come questi siano stati tradotti in varie lingue, dando quindi testimonianza di come il tuo successo non sia riconducibile soltanto all'Italia, ma abbia anche un incontro internazionale, aspetto che lega il tuo curriculum artistico a diversi argomenti e ambiti raccontati poi nei tuoi libri....

 

Far leggere i miei libri, in Italia ma anche all'estero, è sempre stato un mio sogno.

Il mio percorso, d'altronde, è iniziato proprio con la pubblicazione della versione bilingue, Italiano Tedesco, del mio primo libro, “Tredici Favole da Raccontare”, stampato in duemila copie, vendute tutte in breve tempo.

Ciò mi ha dato molta fiducia e mi ha portato a contattare addirittura il grande Jacovitti e successivamente anche altri noti Fumettisti italiani, che hanno accettato di illustrare i miei libri.

“Tredici Favole da Raccontare” e “La Cascina dei Gobbi” sono stati tradotti in spagnolo e, in accordo con il Ministero della Pubblica Istruzione di Bogotà, vengono distribuiti, con kit scolastici, ai bambini senza risorse di alcune scuole della Colombia e di alcuni villaggi dell'Amazzonia.

Inoltre, tre delle Tredici Favole, unitamente al libro “Piumetta Pettirosso Coraggioso” sono stati tradotti in Inglese ed anche in Esperanto, una lingua che mi ha sempre affascinata, perché si propone di promuovere la pace tra i popoli eliminando i nazionalismi.

Recentemente “Cuntami na Romanza, la Fiaba di Pompagranita”, ad un anno dalla sua pubblicazione, è stato tradotto in albanese e pubblicato in Albania, con il contributo dell'Istituto Italiano di Cultura a Tirana. Il volume è stato presentato alla Fiera del Libro di Tirana e viene letto e studiato in diverse scuole dell’Albania. Che dire! Sono molto orgogliosa di questi apprezzamenti che superano i confini della nostra bellissima Italia.

 

Straordinario e interessante è il rapporto che ha la tua scrittura con il mondo del fumetto...ti va di raccontare questo aneddoto ai lettori?

 

Sin da piccina sono sempre stata attratta dai fumetti; mi piacevano e mi piacciono ancora, soprattutto i fumetti Disney e quelli dei grandi disegnatori italiani, come Jacovitti.

Ho sempre avuto una grande fantasia, alimentata dalle bellissime fiabe e “romanze” che ho ascoltato sin da piccolissima e successivamente dalle letture; tutto ciò mi portava a creare e inventare storie tutte mie.

Le illustrazioni del mio libro “Tredici Favole da Raccontare”, realizzati da Jacovitti, che ha illustrato grandi classici come “Pinocchio”, “Alice nel Paese delle Meraviglie” ed “Il Flauto Magico”, è stato per me un grandissimo traguardo; Jacovitti, nonostante i suoi numerosissimi impegni, mi ha dato ascolto, ha letto le mie favole che sono piaciute tantissimo sia a lui che a sua moglie Floriana Iodice, tanto da decidere di illustrarle.

 

 

Recentemente hai pubblicato un libro tradotto in albanese, il quale reca il contributo del Ministero italiano degli affari esteri...Ti va di parlare di questa tua iniziativa interculturale...?

 

La Fiaba di Pompagranita ha diversi punti di contatto con la fiaba di Raperonzolo dei Fratelli Grimm, pur essendo sostanzialmente diversa; è una fiaba della tradizione e della cultura popolare calabrese, in particolare di alcuni paesi italo albanesi dell'Alto Jonico Cosentino; di conseguenza era ed è molto collegata con la cultura albanese; anche per questo, probabilmente, il destino ha voluto che fosse tradotta e pubblicata in Albania, tramite il supporto dell’Istituto Italiano di Cultura a Tirana.

Gli Istituti Italiani di Cultura nel mondo sono impegnati a promuovere all'estero la cultura del nostro paese; Il libro “Cuntami na romanza, la Fiaba di Pompagranita” ha partecipato ad un bando di concorso promosso proprio dall'Istituto Italiano di Cultura a Tirana; dopo un'attenta selezione è stato scelto per essere tradotto e pubblicato da una Casa Editrice di Tirana, con il contributo del Ministero Italiano degli Affari Esteri.

Sono fiera di essere un’autrice italiana apprezzata anche all’estero e soprattutto sono felicissima che i miei libri vadano nelle scuole, non solo italiane.

 

Prima di salutarci, ti chiedo se ci sono in programma per questo 2025 altre iniziative o pubblicazioni...

 

Ci sono diversi progetti e nuove favole. Se vorrai ne parleremo volentieri, dettagliatamente, non appena si concretizzeranno.

Un grazie immenso a te Sonia per questa bellissima intervista e un caro saluto a tutti i lettori. Ad maiora!

 

 

Intervista a cura di Sonia Bellin

venerdì 7 marzo 2025

“TUTTO PERFETTO” È L’ULTIMO SINGOLO DEI NETRI E LAREDO

 




E dopo il grandioso successo dell’album “Nati sbagliati”, ecco un altro estratto e un nuovissimo video pubblicato dai Netri e Laredo, band toscana che nasce nel 2015 su suggerimento di Federico Poggipollini (chitarrista di Litfiba e Ligabue), dall’unione del cantautore Riccardo Netri e dei musicisti Simone Manescalchi, Daniele Bulleri e Roberto Ferretti, tutti con diverse esperienze musicali alle spalle in ambito rock. Da questo progetto viene realizzato il primo singolo intitolato "Per niente facile" prodotto da Nicolò Fragile e Davide Bosio e che ottiene fin da subito ottimi riscontri.

Nel Febbraio del 2019 i Netri pubblicano il loro primo album “Sogni di Periferia” su etichetta Latlantide e distribuzione Edel, dal quale vengono estratti tre singoli :“Amore tattile”, “Il mio monolocale” e “La pioggia d’estate”, il cui video esce in esclusiva per “La Repubblica”.
Nel 2021 si unisce alla band, come chitarrista, Andrea Ramacciotti, che fino ad allora lo aveva visto solo in veste di produttore e arrangiatore insieme agli altri membri della band.

Ed ecco che, sempre nel 2021, la band inizia a collaborare con la Pms Studio, pubblicando con l’etichetta di Raffaele Montanari, il singolo “Regina Triste Mai”, il cui relativo video esce in anteprima su Sky TG 24. I Netri proseguono pubblicando il secondo singolo “Finalmente ti manchi” sempre su etichetta PMS Studio edizioni BMRG s.r.l., fino a quando, nel Giugno del 2023, con l’uscita di Andrea Ramacciotti e di Simone Manescalchi, entra in formazione il giovane e talentuoso batterista Leonardo Corridori, già presente nelle registrazioni del nuovo album dal titolo “Nati Sbagliati”.

Prodotto da Raffaele Montanari per PMS Studio, l’ultimo album dei Netri e Laredo raccoglie diversi singoli di successo della band e diverse sfaccettature del rock, dove il denominatore comune è la capacità di elargire messaggi profondi, attraverso suoni e parole semplici, ma che arrivano in modo chiaro e diretto all’ascoltatore. La voce acuta e stridente di Riccardo infatti, fa breccia sulle sonorità armoniche della band, creando un contrasto unico con la morbidezza delle chitarre  e delle percussioni, le quali sembrano abbracciare ogni nota per elevarla. Ma i  contrasti vocali sono solo una delle tante striature che compongono la musica dei Netri e Laredo, la quale arriva spontanea, nitida, rilasciando un’energia sorprendente, sprigionata dai solchi sonori che attraversano gli assoli e che conferiscono ai brani una patina rock davvero originale. Ma il rock non è solo un suono da sperimentare… E non è nemmeno soltanto uno stile di vita… Nel caso dei Netri e Laredo il rock è anche uno stato d’animo che osserva il mondo e lo trascrive attraverso le immagini. Immagini che scorrono anche nell’ultimo video pubblicato dalla band, intitolato “Tutto  perfetto” e dove è evidente una cura del dettaglio nel legare le storie alle canzoni e le canzoni alla realtà.

Se già nei singoli precedenti i Netri ci avevano abituato a spaccati di vita nati da sensazioni vissute e poi esternate in musica, con emozioni affacciate da estremismi vocali e suoni labili in grado di suscitare tali sensazioni anche nell’ascoltatore più distratto, in “Tutto  perfetto”, tale obbiettivo è perseguito in modo atipico a partire dal testo, dal momento che , la storia raccontata,  viene narrata dal punto di vista di quello che- oltre ad essere il suo ragazzo-potrebbe essere anche il suo potenziale assassino; per non parlare poi della durata, dove in meno di tre minuti, il brano è capace di stravolgere le visioni, capovolgendo la prospettiva e quindi anche il nostro modo di vedere le cose. L’apparenza è infatti soltanto uno dei punti di vista e si rivela il più ingannevole, proprio perché manca di profondità e resta soltanto in superficie: la leggerezza che intravediamo non è altro che il riflesso distorto di ciò che vorremo vedere, ma che esiste solo nella nostra mente o nelle idee che il mondo intorno a noi vuole farci credere. “Da lontano sembra tutto perfetto, agli occhi degli altri è tutto perfetto!” Canta Riccardo Netri, la voce smagliante della band che riverbera tutti i chiaroscuri di una realtà ambigua, dove niente appare come sembra e dove uno sguardo spento non è soltanto motivo di sgomento, ma di una realtà molto più dura da accettare…

 

Sonia Bellin

 

Link al video del brano:

 

https://youtu.be/hOvKUlK81qA

martedì 4 marzo 2025

“SOLCHI INVISIBILI” È L’ULTIMO SINGOLO DI FEDERICO OSSANI

 


 




La memoria di un viaggio, un viaggio che è anche una storia d’amore e che percorre angoli remoti della nostra mente, mettendo in luce “aspetti inaspettati”, dei veri “solchi invisibili” che soltanto un’attenta analisi dentro noi stessi è in grado di rivelare. Aspetti e momenti prima nascosti, celati dal nostro conscio e che poi, come d’incanto, compaiono lì, davanti a noi, pronti a indicarci la via e a puntellare di meraviglia la scenografia della nostra vita.

Federico Ossani inizia a suonare la chitarra a 5 anni alla Scuola di musica Sarti di Faenza. Nel 2012 e 2013 suona  come musicista e solista insieme al cantautore Federico Aicardi in tanti locali bolognesi, tra cui il Bravo Caffè e la Cantina Bentivoglio. Tornato a Faenza, comincia a girare per la Romagna proponendo spettacoli chitarra & voce dal suono genuino e diretto, fino a quando, avviene il fortunato incontro con la Pms studio, l’etichetta di Raffaele Montanari, firmando un contratto che gli permette dopo una serie di singoli, di uscire nel 2023 con  l’album “StraVagante”.

“Solchi invisibili è una canzone tipicamente pop, dal sound leggero , travolgente e spensierato dove le rime affiorano come fiori variopinti in una verde vallata, dipingendo un quadro impressionista della vita e dei ricordi che vengono raccontati.

Come ”Solchi invisibili” è uno sguardo dentro al passato del protagonista, il quale rivive e racconta attraverso suoni ed immagini, la propria storia d’amore. All’interno del testo del brano, il  passato è descritto come una vertigine dove il confronto con l’altro diventa il preludio per un rafforzamento di tale legame. Nel testo scorrono immagini di varia natura, ma tutte correlate a scenari concreti, dove ad esempio un prato, può fungere da specchio delle proprie  emozioni, entro cui poterle osservare e conoscerle; come la gelosia, la quale  diventa quasi un gioco per scoprire se stessi.

 “Andare a fondo per poi riaffiorare…” canta l’artista: interiorizzarsi, per poi ridestarsi, cadere per poi rialzarsi, confondersi per poi meglio discernere… Un   gioco di metafore e di immagini che diventano figure  poetiche e dove è possibile  vedere quel fiore crescere rigoglioso, per  colorare un paesaggio nitido mentre i suoni di una chitarra inebriano una strada lunga fatta di avventure, di giornate perse a curiosare tra le insenature di un sentimento mai programmabile ma sempre inaspettato e sorprendente , dove gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo.

 

Sonia Bellin

 

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“DAL PRIMO SGUARDO” È L’ULTIMO SINGOLO DI SAMUELE VIALE

 


 



La forza della poesia, dell’immedesimazione e del saper frapporre alle parole le emozioni, è questo e molto altro ciò che rappresenta l’universo artistico di Samuele Viale, cantautore originario di Monselice, in provincia di Padova, il quale inizia molto presto il suo percorso musicale, per poi avvicinarsi, durante il periodo delle superiori, a tutti gli strumenti che aveva a disposizione: chitarra, piano, armonica e l'ukulele. Successivamente si iscrive in diverse scuole di musica per approfondire alcune tecniche, accorgendosi però che in realtà, l'unico strumento che non era in grado di utilizzare al meglio era la sua voce, perciò si iscrive ad una scuola di canto e, mentre prosegue gli studi, tenta di dare vita al suo sogno: emozionare con i suoi arrangiamenti e con i suoi testi.

“Dal primo sguardo” è un brano dalla forte intensità emotiva, dove l’amore è raccontato dal punto di vista di un giovane ragazzo innamorato della vita e della persona al suo fianco. Un amore pressoché giovanile ma la cui sensibilità  sentimentale, lo fa apparire in tutta la sua maturità e consapevolezza.

All’interno del testo la bellezza della vita è paragonata a quella dell’amore condiviso con la propria amata, dove ogni momento diventa motivo di gioia e serenità. La maturità di come viene analizzato il legame è evidenziato dalla stessa premura con la quale il ragazzo espone non solo i pregi, ma anche i difetti che l’altra persona apporta con sé, trovando anche in questi, un modo per equilibrare il rapporto ed esporre il proprio Io in modo spontaneo, senza paura verso l’altro, in una condivisione pura di ogni parte di sé.

Il brano è infatti un’analisi profonda di come viene vissuto il sentimento amoroso nel momento in cui ci troviamo a proprio agio con chi abbiamo accanto: il senso di appagamento dato dalla presenza dell’altro, la comprensione tra gli sguardi e i sospiri, l’empatia nel capire quando uno necessita del supporto dell’altro, come il desiderio di donare se stessi e la propria anima. Non mancano poi i riferimenti ai momenti bui, a quegli attimi di fragilità che possono riflettersi sull’altro oltre che dentro di noi, quei momenti di vulnerabilità che appaiono in modo naturale nel corso della vita di coppia ma che, quando l’amore e il rispetto è forte vengono superati, come gli stessi episodi di incomprensione e di avversità, che dopo una discussione possono unire ancora più di prima le due persone. Perché anche la stessa distanza, la lontananza che può separare per un periodo la coppia, può rivelarsi anche un modo per fortificare il legame, in quanto la mancanza dell’altro diventa bisogno, poi desiderio e quindi ricerca di conforto in chi fa parte della nostra anima e siamo disposti a tutto per ritrovare quell’amore perduto.

 

Sonia Bellin


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venerdì 28 febbraio 2025

E’ USCITO “ A VOLTE PENSO…” IL PRIMO ALBUM DI NOMEDARTE

 


 

 


Al secolo  Francesco Golfari, Nomedarte è un  giovanissimo cantautore che canta  e compone musica da circa 5 anni, collaborando anche con "Disputa", un rapper compaesano, per l'uscita di qualche album e live. Grazie a Valentina Rambelli, insegnante di canto,  Francesco si approccia presto in modo più professionale al mondo della musica e lavorando con PMS STUDIO di Raffaele Montanari, con il quale compone il suo primo album. Un album i cui brani destrutturano i canoni musicali, senza seguire la consueta ripartizione tra strofa e ritornello, sorprendendo  l’ascoltatore, non soltanto per una raffinatezza nell’uso delle parole scelte, ma proprio nella struttura stessa di ogni pezzo, in cui il “ritornello” non si ripete, dove le rime non combaciano e dove le parole rincorrono melodie distorte ma allo stesso tempo ammalianti…. Luci che si rifrangono, ombre che si nascondono per poi poggiarsi dietro l’angolo, per oscurare quel lembo di emozioni trattenuto ma presente….la musica di Nomedarte sfoggia colori dipinti a mano, lasciando vedere i chiaroscuri, mentre si formano scenari opachi su un paesaggio nitido. I contrasti sono un vero e proprio simbolo nell’universo musicale di Francesco che saggiamente sceglie dalla sua tavolozza i colori più decisi, frapponendoli a sfumature appena visibili.

 E’ questo il contesto di “A volte penso” un flusso di pensiero indeciso che scorre sfuggevole su domande incerte, su risposte mai avute, su silenzi trattenuti e sorrisi concessi

A volte penso... “ è il primo progetto musicale di NOMEDARTE, ‘’album si pare con la title track che descrive un periodo incerto per l’artista, dove quelle domande, concepite dentro di sé, diventano poi un modo per esternare il suo stato d’animo, una sorta di sfogo e allo stesso tempo di analisi dell’attuale vacuità sociale che l’essere umano si trova a vivere e a cui deve “sopravvivere”…. Una sorta di denuncia sociale, svolta però dall’interno e proiettata verso il mondo esterno, verso quel mondo che lacera i sentimenti e ne impedisce la loro ingenuità. Le frasi appaiono quasi spezzate, le parole arrivano quasi di soprassalto come lo stesso finale spiazzante e lacerante, quasi che l’autore volesse far percepire quel senso di disagio che la società lo porta a vivere , esternandolo.

In “Sogni di luce” vengono riprese alcune delle riflessioni iniziate nella prima traccia, anche qui infatti, si analizza il comportamento umano, ma la luce che viene catturata non è quella esterna e fredda, ma una luce calda, tenue e dolce, ovvero la luce dei nostri sogni… Sogni che- seguendo l’analisi effettuata in questo brano- sembrano essere più veri della realtà stessa, in una sorta di scambio “simbolico”, dove la parte irrazionale dei sogni, appare secondo l’artista più reale della realtà stessa; come se i nostri sogni, i nostri desideri inconsci, fossero la parte più vera di noi. Quanto infatti -se ci pensiamo- la sfera del subconscio, è capace di guidare non solo i sogni, ma la realtà stessa che viviamo ogni giorno, dirigendoci verso una scelta piuttosto che un’altra, o lasciandoci guidare da emozioni di cui non sapevamo l’esistenza e che investono poi il nostro modo di rapportarci con la realtà…?

E dopo questi “Sogni di luce” arriva il singolo con cui Nomedarte si era presentato  alle radio e al pubblico, “Loop”, un brano che , a partire dal titolo, fa percepire quella sensazione di “ripetitività” a cui l’essere umano è indotto. L’intento del brano è quello di criticare una ben precisa categoria di persone, ovvero quella di chi si accontenta della routine, rifugiandosi in essa, con la profonda consapevolezza  che- tale schema prefissato- altro non fa che inaridire la vera essenza umana, impedendole di fuoriuscire ed esprimersi. Tuttavia l’artista stesso si accorge poi, di appartenere anche lui stesso a tale categoria e di vivere in questo Loop, dove è più facile trovare riparo dall’incertezza.



La quarta traccia sembra essere la conseguenza naturale della precedente, o meglio, il suo sviluppo e la sue evoluzione. Qui il tema si approfondisce e se in “Loop” la routine quotidiana diventa una sorta di gabbia dorata dove l’essere umano trovo la propria “comfort zone”, ecco che “Interno”, imprigiona ancora di più l’uomo e la identità: quell’essere umano, sembra perdere del tutto il senso di “essere”, facendo venire meno quindi anche l’aspetto umanitario, ovvero ciò che lo rende tale.

Se nella terza traccia si avvertiva un disagio sul nascere non ben contraddistinto, se non da quella vacuità interiore di chi si accorge di ripetere se stesso in modo costante, ecco che qui tale disagio, si interiorizza ed è proprio-come il titolo ci suggerisce -dall’interno che l’artista parte per descrivere tale sensazione, prendendo spunto da un utilizzo spasmodico del telefono che ci sta letteralmente “consumando”. Senza accorgercene annulliamo infatti quel nostro “essere umano”, ossia quel senso identitario che ci appartiene secondo natura, in quanto uniformiamo i nostri pensieri a quello che vediamo, senza avere il tempo nemmeno per pensare o criticare un qualche fatto o aspetto perché le informazioni sono così veloci, che non abbiamo il tempo per rifletterci, formando una nostra opinione.

Un fatto che riguarda tutti e di cui l’artista stesso, parlandone, guarda prima di tutto proprio all’INTERNO di se stesso, ravvisando quanto nessuno cerchi una via di scampo, preferendo perpetuare tale comportamento, piuttosto che cercare una soluzione che dia una qualche svolta alla nostra vita e in particolare alla nostra consapevolezza, perché oltre ad essere più comodo, siamo così inseriti in questo meccanismo come degli ingranaggi  fissi, che diventa quasi impossibile sbloccarne qualcuno per poi ricostruire il tutto.

E dopo questa lettura attenta di sé e del mondo, Nomedarte riprende il percorso dentro di sé: da quello che in “Loop” era una sguardo dall’alto, ad uno sguardo più generale e approfondito in “Interno”, ecco in “Sollievo” uno sguardo più profondo, uno sguardo che è un faccia a faccia tra lui e la sua interiorità, ma con gli occhi sempre rivolti al mondo attorno a sé; in particolare l’artista si sofferma sul senso della vita e sullo stato d’animo malinconico che tale concetto genera dentro di lui, prendendo ispirazione anche dalla poesia. Una malinconia che si desta da un sonno profondo, cercando si schiudere gli occhi e di superare tale stato angosciante, ma che in pochi istanti, si accorge di come quel senso di vuoto, di delusione, sia radicato in quell’essere umano, che mai è appagato nonostante gli attimi di felicità. Ma ecco che interrogando se stesso e guardando dentro di sé, l’artista si accorge come i momenti di gioia coesistano con quella desolazione interiore che soggiace al suo stato emotivo nella quotidianità: scrutando dentro di sé egli intuisce come la solitudine possa essere la chiave per riflettere, in quanto quando si è da soli l’unica immagine che vediamo è la nostra e tale immagine altro non è che lo specchio di noi dentro al mondo; ma occorre cercare la solitudine in questo mondo caotico dove il Loop che viviamo ci riporta di continuo ad un’immersione costante entro quel marasma sociale che prosciuga il nostro Io e lì è davvero difficile scorgere il riflesso di noi…

 

Sonia Bellin

 

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venerdì 7 febbraio 2025

“TROPPO POCO TEMPO” E’ IL PRIMO SINGOLO DI ELENA FONTANA

 




Una voce nitida e avvolgente, un morbido abbraccio fatto di note delicate che poggiano su di un pianoforte i cui rintocchi, liberano una leggiadra poesia…Una poesia sul tempo e sull’importanza di custodirlo e di serbarlo, senza sprecarlo.

La frenesia quotidiana, le nostre corse interminabili e un tempo che, appare sempre effimero. “Troppo poco tempo” è il singolo con il quale si presenta in radio Elena Fontana, giovanissima artista nata il 2 maggio 2004 a Legnago, in provincia di Verona. Elena  coltiva la sua passione per il canto e per la musica fin da piccola. Ha cominciato a studiare canto pop all’età di 9 anni all’Accademia delle arti vocali e musicali di Paola Mattiazzi, direttrice anche del coro Gospel, "Damavoci Gospel Singers", e da circa un anno canta in un gruppo chiamato "Stade". Giunta alla maturità decide di iscriversi al conservatorio per studiare canto jazz, per poi partecipare a diversi concorsi canori, ottenendone buoni riconoscimenti, tra i quali la vittoria al ‘’Borgo music Festival’’ di Tribano, dove PMS Studio la premia con una produzione in studio e gli permette di avvicinarsi allo straordinario mondo della creatività musicale.

“Annientati dalla clessidra mentre tutto scorre su una linea che veloce fugge via”  racconta Elena spiegando come le emozioni liberino un’energia positiva audace e incontrastabile…“Troppo poco tempo” per pensare per riflettere, per ritrovare se stessi con le nostre domande senza risposta, per monologhi imbarazzanti che spesso nascondiamo dietro inutili frasi di convenienza, eppure…

Eppure permane la voglia di ritrovare il tempo, il Nostro tempo, quel tempo rubato e lasciato lì, a fremere come il fragore di una porta che cigola e che apre davanti a noi una soffitta piena di ricordi; ma alla fine poi, se avessimo tutto quel tempo che tanto cerchiamo, avremmo davvero il coraggio di sfruttarlo per conoscere meglio noi stessi?

Forse queste corse interminabili sono anche il frutto del nostro volere inconscio che rifugge il confronto e teme di scoprire una verità amara…Forse diventa facile difendersi dal dolore da scudi creati da noi stessi, attraverso un’agenda intrisi di impegni dove il tempo per noi e per riflettere su no istessi diventa raro o inesistente….

L’inesorabilità di un tempo veloce rapido e sfuggevole risulta  apportata dallo stesso sviluppo del brano, che pare scorrere, ma contemporaneamente rilascia una miriade di spunti per riflettere, proprio come il tempo, che non risparmia mai un’introspezione dentro il nostro Io. La stessa voce di Elena, nella sua sfuggevolezza, esprime un senso di leggerezza, rilasciando una tempesta di emozioni sovrapposte ma distinguibili: una dopo l’altra queste si schierano davanti a noi, raccogliendo ogni istante di vita vissuta e poi riletta in una chiave più profonda.

 

Sonia Bellin


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