giovedì 5 settembre 2024

“CAPPELLO MATTO” : REALTÀ E IMMAGINAZIONE NELL’ULTIMO SINGOLO DI SARA PIERESSA

 



 


E dopo lo straordinario successo di “Casinò”, ecco “Cappello matto”, il nuovo singolo di Sara Pieressa, giovanissima cantante veronese, innamorata della musica e di tutto ciò che gira intorno ad essa e che, nel corso degli anni, partecipa a vari concorsi e festival nazionali tra cui lo Zecchino d'Oro, Sanremo Lab2016, il Festival di Saint Vincent, e il  concerto Capodanno 2014 in piazza Bra.

Giorno per  giorno la sua passione per la musica e per il canto cresce, come la voglia di mettersi gioco e a confronto con un pubblico, ed eccola quindi impegnata in numerose serate live, dove si esibisce con il duo personale progetto "Sara Pieressa e il tributo MissMAGIC Amy Winehouse". Partecipa quindi a Casa Sanremo 2022 e, nel 2024 al programma Rai E VIVA IL VIDEO BOX. Il 2024 è un anno fortunato e ricco di sorprese per Sara, dal momento che entra a far parte del mondo della Pms studio, l’etichetta discografica di Raffaele Montanari, con la quale inizia una proficua collaborazione, il cui primo risultato è la pubblicazione del suo singolo di debutto intitolato "Casinò", un brano che Sara Pieressa interpreta con un’energia straordinaria, dimostrando a tutti quanto alle volte, si debba lottare e stringere i denti per farsi strada nel mondo, il mondo discografico in primis. Un mondo dove è facile rimanere inghiottiti senza nemmeno accorgersene, dove alle volte è necessario mostrare le unghie e andare avanti con tutte le forze a disposizione.

 In un continuum narrativo che da “Casinò” fa breccia nel nuovo singolo, Sara Pieressa esplora le sue fragilità in un brano puramente autobiografico, dove ogni verso della canzone rappresenta un passo verso la conoscenza di sé e verso la consapevolezza. Un risveglio personale che da “Casinò”, porta in questa nuova indagine alla scoperta di nuove prospettive verso cui porre lo sguardo, inseguendo con gli occhi momenti e presagi di un senso nuovo della verità, in una visione di sé profonda e distolta da qualsiasi voce esterna. A parlare solo il nostro Io con le più diverse sfaccettature che celano agli altri la nostra vera identità.

Un incontro fortuito ma di estrema pregnanza simbolica e che l’immagine del Cappello matto, riesce a trasmettere in tutta la sua immediatezza…. Le apparenze che intravediamo quotidianamente, capaci di confondere i nostri occhi, mentre la realtà diventa fantasia e viceversa, proprio come in una fabbrica di cioccolato, per citare un estratto del brano

 “ Diversa se la guardi da ogni lato. Giacca addosso, Rossetto rosso…La realtà è più profonda di un abisso”.

Dove finisce quindi quel gioco di ruolo dove noi siamo parte del tutto e, dove invece  inizia la vera sfida …?

Dov’è il confine tra un racconto che di giorno in giorno si arricchisce di nuove immagini trasponendo entro di sé altri racconti e dove sono i fatti realmente vissuti?

Forse non esiste o forse, esistono soltanto prospettive diverse entro cui osservare il mondo che ci sta attorno… Forse indossando un semplice cappello possiamo avvertire quel brivido di pazzia, provando a capire che a distorcere la realtà non è tanto un ordine delle cose che non sia tale, ma un diverso modo di porle una accanto all’altro e quindi di osservarle, scrutarle ed indagarle.

 

Sonia Bellin

 

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mercoledì 4 settembre 2024

“DOVE IL CIELO E’ BLU”: JENNI GANDOLFI SFIORA LE NUVOLE CON I COLORI

 

 

 


 


Un quadro dipinto a mano ma anche una tela i cui colori rimandano a quelli dell’anima…Un’anima trafitta dal dolore, dalla sofferenza e presso cui, dietro le paure, soggiacciono insicurezze e aspirazioni ancora da coltivare.

Nel suo ultimo singolo Jenni Gandolfi ci fa ritrovare quella luce dentro di noi che appariva spenta ma che in realtà, era solo celata da ombre preposte ai nostri ideali…ai nostri sogni e a tutti quei momenti cancellati da uno stato d’animo mesto e rassegnato; ma oltre quel velo di solitudine interiore, dietro  quelle ombre e al di là delle nuvole… ecco un bagliore sfavillante di luce che avvolge quell’anima inquieta, pronta a chiedersi quale sia il vero colore dell’amore e quali siano le figure che ne delineano i diversi aspetti che lo raffigurano.

Jenni Gandolfi  non è soltanto un’artista la cui passione per la musica si esprime in una vasta gamma di professioni ad essa correlate- in primis il cantautorato- Jenni è anche un’attenta indagatrice dell’anima e dei suoi risvolti emotivi. Non a caso la cantautrice mantovana, oltre che essere autrice di tutte le sue canzoni, è anche vocal coach, musicoterapeuta, studentessa di psicologia e talent scout.

Jenni si avvicina al mondo musicale all'età di 12 anni studiando sax contralto, in seguito pianoforte, chitarra acustica e canto moderno.  Nel 2009 pubblica il suo primo album, "Crescere", con l'etichetta Maxy Sound, seguito da una serie di concerti live in piazze e teatri italiani, vince quindi numerosi contest nazionali ed internazionali con i suoi brani mentre, nel  2017 pubblica l’album “Come l’Acqua” con Cat Sound Records. Ed ecco quindi il fortunato  2021, l’anno nel quale Jenni  entra a far parte dell’etichetta discografica PMS Studio, con la quale pubblica i suoi nuovi album  e con la quale presenta appunto il singolo “Dove il cielo è blu”, un  brano tanto profondo quanto delicato, la cui melodia si sprigiona in maniera lieve e sussurrata, grazie alla vocalità chiaroscurale di Jenni, la quale soppesa ogni nota… ogni suono e o ogni parola che si lega alla musica e viceversa, creando rimandi continui tra il significato espresso dal testo, ma al contempo anche dalla musica. Due piani diversi ma un unico intento comunicativo: apportare speranza a  tutte quelle persone prese dallo sconforto e il cui cielo, appare ai loro occhi immerso in un grigiore indistinguibile.

 Attraverso un  sound moderno ma dal mood d’altri tempi, con pieghe vocali che emergono da un canto lontano, di sapore antico e che sembra sopraggiungere dalle memorie più antiche dei poeti cantori, ecco una canzone che ci invita a riflettere sull’importanza di guardare oltre le nuvole per scorgere il chiarore della luce del sole: “Anche il cielo ha le sue nuvole ma come cambia la prospettiva…” ; a volte basta così poco per essere felici… Basta guardare le cose da una diversa angolatura cogliendo accanto alle ombre, quella luce la cui presenza le rende tali. Un contrasto inaggirabile e che ci proietta direttamente nella nostra anima sempre in balia di concetti tra loro contraddittori, determinati dai momenti più difficili  che attraversiamo ogni giorno:

“Scaleremo le montagne come e aquile  nel vento dove l’aria è pura per la nostra anima”… Non è facile farsi forza e guardare avanti, tuttavia, una volta che si è trovato il coraggio e la volontà di proseguire, la strada non può che appianarsi e ogni salita, diventa motivo di rivalsa interiore in quanto, come canta amorevolmente e con estrema dolcezza Jenni, “Questa  vita qui con te vale molto di più di ogni difficoltà che un amore supererà”

 

Sonia Bellin

martedì 3 settembre 2024

MUSICANTI DI BRAMA: QUANDO LA MUSICA DIVENTA UNO SPETTACOLO

 




Presenti ai nostri microfoni e rappresentati niente meno che dalla voce del gruppo - la talentuosa Daniela Maurizi - abbiamo avuto modo di conoscere questo quartetto acustico che a partire dal nome stesso, ingloba dentro di sé tutta l’ironia e la creatività che soggiacciono ad un progetto originale e innovativo, degno di chiamarsi appunto Musicanti di Brama.

La brama di essere onnipresenti in questo cortocircuito di colori che riveste ogni lembo del loro abito musicale, dove brani inediti, rispondono ad esigenze espressive sempre nuove, capaci di incontrare la tradizione popolare e di coniugarla con il cantautorato teatrale italiano, di cui Giorgio Gaber è stato uno dei migliori esempi.

Suoni d’altri tempi e di altri luoghi, provenienti anche dalla chanson française e che attraversano ogni angolo dell’espressività teatrale, trovando nella musica il loro habitat ideale; dal jazz allo swing, dal sirtaki alla tammurriata, dal pop al rock progressive… Un connubio di generi fra loro anche contrapposti ma che qui trovano il loro equilibrio, sfidando il tempo e la  lingua, per affacciarsi in quelle viscosità sonore che contemplano suoni di diversa provenienza, dilatando i tempi, amplificando il ritmo, dove  la sperimentazione  incontra poi anche il testo del brano e con esso l’interpretazione che lo vivifica. Un’interpretazione brechtiana e circense, che risponde ad una versatilità unica della cantante, accompagnata dai suoi preziosi collaboratori- gli altri musicanti- i quali, ricordando la celebre fiaba dei fratelli Grimm, accordano con i loro strumenti impressioni mutevoli derivate da un’attenta analisi dell’uomo e della sua natura.

 

 La chitarra di Michael Wernli, il basso Antonio Abruzzese, la batteria e le percussioni Alex Barberis e, naturalmente la voce di Daniela Maurizi, che sprigiona tutta la sua carica , in un mantra emotivo che scandaglia ogni tratto dello scibile umano. La cultura popolare non è infatti l’unica componente presente in questo progetto musicale nato nel 2018, il quale attinge dalla tradizione letteraria e teatrale, tecniche e modalità comunicative, atte a rappresentare l’uomo e la sua identità, perlustrandone il lato più cupo e contradditorio, ma anche quello più ingenuo e spontaneo, ove ancora si distinguono reminiscenze fanciullesche, incontrando nel  teatro canzone dei Musicanti di Brama, la componente poetica di provenienza pascoliana.

Ma la poesia, con l’enfasi emotiva che accorda musica con la teatralità, non ha derivazioni soltanto introspettive, in quanto l’intento dei Musicanti è anche quello di proiettare nell’ascoltatore un’immagine diretta dell’attuale società, con i suoi limiti e potenziali. Prendendo ispirazione, questa volta dal teatro-poesia di Pirandello, Daniela e i suoi compagni hanno creato una corrispondenza biunivoca tra il nostro presente e la ricerca identitaria di Pirandello, adottando strutture espressive capaci di elargire un’immagine specifica, come quella della maschera o delle tante personalità espletate in una società che ormai,  ripiega su stessa. Ed ecco che, proprio per sopperire a tale lacuna identitaria, diventa fondamentale una ricerca continua dentro se stessi e un viaggio introspettivo che possa far emergere l’identità umana nella sua vera essenza. Un viaggio che i musicanti compiono attraverso un linguaggio diretto con un ritmo incalzate, facendo appello ad una sana ironia e ad un sarcasmo in grado di poter giocare con tutti gli  strumenti linguistici a disposizione, al pari di quelli musicali e che permetta una visione ad ampio spettro delle stesse strutture linguistiche tradizionali  e delle loro capacità comunicative.

 

Sonia Bellin

 


martedì 13 agosto 2024

IN TUTTI I DIGITAL STORE È DISPONIBILE “PENSAVO A LUI”: IL SINGOLO DI RECIDIVO FEAT. JEI EN


 


Ormai da diverse settimane ci tiene compagnia nelle radio e nelle principali piattaforme digitali, l’ultimo singolo targato Recidivo che, per l’occasione, ha deciso di ospitare la splendida voce di Jei En.

All’anagrafe Riccardo Rota, Recidivo è un giovane artista che deve il suo nome all’illustre capacità di mettersi in gioco e di voler fare qualsiasi cosa per amore. Un nome che rispecchia perfettamente la sua indole e che in primis, vuole cancellare ogni riferimento o accezione negativa del termine “recidivo”, per dare a questo una forma e un richiamo positivo, basato sulla forza e la capacità di non arrendersi di fronte alle difficoltà.

Riccardo si avvicina alla musica attraverso il rap, un genere che ha sempre visto e sentito nelle sue corde e in quelle di altri stili affini o anche diversi, ma che comunque, potessero essere accostati al rap per creare qualcosa di nuovo. Giocare con la musica, con i suoni… Arricchire….Sperimentare… E’ questo l’intento dietro al lavoro di un artista  capace di assemblare generi fra loro molto differenti, come dimostra il suo ultimo singolo, “pensavo a lui”, dove la scelta di duettare con Jei En rappresenta l’ideale della sua musica: poter comunicare attraverso suoni inediti, accostati in maniera sempre nuova e giocando con le voci e i loro accostamenti.
Accompagnato da SM Production, composta da Andrea Zerillo, Francesco Bellini, Andrea Parimbelli, e con la consulenza artistica di Quelli Come Noi, diretta da Simona Ubbiali, inizia la sua avventura musicale nel 2020, quando pubblica i primi singoli: “Braccio 19” e “Cascasse il mondo”;  sempre nel 2020, insieme ai singoli “Gioia Amore & Cenere” e “Tu Sei”. Con “Braccio 19”, Recidivo  partecipa alla compilation “Music Angels”, la musica solidale insieme ad artisti Big del panorama musicale italiano.
"Ue e” (feat. G Saint) esce nel 2021, raggiungendo ad oggi, oltre trecentomila stream su tutte le piattaforme. Dal 2022, con il singolo “Maschera”, inizia la collaborazione con la label PMS Studio e l'editore BMRG uscendo poi con "Que Rico" in feat. con G Saint e con il brano appunto duettato con Jei En, nome d’arte di  Giorgia Aquini, classe 1996 la quale, dopo diversi concorsi e partecipazioni a svariati programmi televisivi, inizia  anche lei la collaborazione con l'etichetta PMS, dando il via ad un percorso discografico, dapprima in inglese, con il singolo 'Hold on', per poi cimentarsi con l’italiano con il singolo “Respirare” e il recentissimo  “Niente è stato inutile” .

“Pensavo a lui” è un brano dove Recidivo ha colto le possibilità vocali che il talento di Jei En potevano apportare ad un pezzo il cui dualismo è rappresentato dalla forma stessa del brano. Un duetto che funziona perfettamente, in quanto il dialogo del ritornello diventa il punto centrale del pezzo, imprimendosi nella mente dell’ascoltatore fin dalle prime note. Una dualità resa concreta dall’interlocutore in modo pressoché libero e fuori dagli schemi delle due voci che a momenti, sembrano dialogare… Altri rispondersi a tono, altri giocare con le parole, come le parole stesse, giocano con i suoni….”.

"Pensavo a lui” parla di un intreccio amoroso, dove l’illusione del denaro domina sul vero amore; un tema attuale e spesso affrontato ma non abbastanza approfondito, in particolare dalla nuova generazione musicale, dove tematiche come questa vengono volentieri tralasciate, in nome di testi più diretti e con un linguaggio tutt’altro che ricercato. In questo nuovo brano invece, la ricercatezza oltreché sonora, giunge proprio a livello lirico, dove la trama intessuta dalle parole, concorre con il significato a creare un senso profondo alla canzone. Si parla di una società spenta e attenta solo al benessere materiale, che porta le persone ad amare se stesse e il proprio ego, più di ogni altra cosa.

In questa canzone si racconta la stria di una ragazza la quale, dopo un dormiveglia circondata dal fascino di una ricchezza esteriore ma solo apparente, si risveglia e  aprendo gli occhi, scorge di fronte a sé un mondo lontano dal vero bene, ovvero dagli affetti, i sentimenti, i valori umani.

 Quell’abbaglio nei confronti di una società soggiogata dal denaro e dalla fama inconsistente di voler primeggiare sempre e ovunque, diventa luce irradiante nel cuore della ragazza che vuole uscire da questa realtà corrotta per  ritrovare se stessa e la sua vera essenza. Ecco quindi il lato umano interiore, quello nascosto o meglio, celato dal sistema stesso che viviamo  e che soggiace a tutto quello che le apparenze vogliono farci vedere. Due lati umani capaci di scontarsi e di porsi uno di fronte all’altro in una sfida, proprio come Recidivo fa con Jei En in questo duetto e dove permane la consapevolezza di quanto tale sistema corrotto, inquini il nostro essere e di come questa ragazza si trovi vincolata ad un uomo che fa solamente parte del suo passato, legato al mondo dell'ostentazione e della superficialità. Chi avrà la meglio?

 

Sonia Bellin

 

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martedì 6 agosto 2024

ALESSANDRO D’ANDREA CALANDRA: AL PRIMO POSTO DELLA SUMMER INDIE CHART CON “QUARTU SAVONA QUINNICI”

 



Non poteva esserci un’estate più intensa per Alessandro D’Andrea Calandra, cantautore, musicista, ma soprattutto poeta del mondo e interprete di emozioni.

 

Dopo il successo del suo album di debutto infatti,  intitolato “Sicilia vacanti”, il cantautore agrigentino  ha pubblicato in tutte le radio e nei maggiori digital store, QUARTU SAVONA QUINNICI, un brano dal chiaro e forte riferimento sociale, dedicato alla strage  di Capaci.

Un messaggio forte, quello proposto dall’artista, che senza tanti giri di parole, ma con un sentimento che scava nel profondo del cuore, vuole invitare l’ascoltatore a riflettere sulle conseguenze della tragedia, spiegando come possa essere possibile imparare dal passato, celebrando la memoria, così da serbare un insegnamento per il futuro, evitando tragedie simili, che colpiscono le persone e chi attorno a loro gli è caro. Una speranza che soggiace negli angoli più bui della nostra società, anche quando tutto sembra perduto: è lì che dirige la sua attenzione, Alessandro con una perizia emotiva davvero unica, in grado di alleviare la pesantezza e la tristezza di avvenimenti come quelli raccontati in questo brano ma che la sua musica, riesce ad alleggerire, portando il tema verso la riflessione e l’analisi concreta di ciò che ne deriva. Parole dirette ma bilanciate, per portare speranza e mai rassegnazione, per portare un sorriso dove c’è solo il pianto… Il talento di Alessandro Calandra si deduce da come le sue storie diventano vere, perché raccontano delle persone e della loro forza, scardinando ogni pregiudizio e arrivando dentro all’anima dei gesti più semplici.

“Quartu Savona Quinnici” è uscito a maggio di quest’anno, proprio per ricordare la ferita indelebile che uccise Giovanni Falcone e che ancora oggi riviviamo con dolore al pensiero di come le persone possano arrivare a tanto. Un’incursione dentro le lacrime di chi disperde il dolore senza emettere grida ma lo vive e lo sperimenta nel suo profondo.

Come nel suo album d’esordio, anche qui, il cantautore ha voluto celebrare il testo e l’accaduto nella sua lingua e quindi in dialetto, rendendo ancora più viva la presenza del ricordo e quindi della memoria. Una lingua che è anche un simbolo perché è quella impressa nel cuore dell’artista di origine siciliane che anche con questo suo ultimo singolo vuole celebrare la Sicilia, terra di amore e di gioia, ma anche di contraddizioni. Contraddizioni che andrebbero estirpate guardando lo sguardo della gente che la abita e che celebra ogni giorno la tradizione  di un territorio che ha fatto la storia della nostra civiltà.

Un messaggio, quello di QUARTU SAVONA QUINNICI, raccontato anche attraverso i colori e le immagini di quella terra, quando nel maggio del 1992 a Capaci, vicino Palermo, persero la vita persone che stavano lottando per questa stessa terra. Un atto criminale contro l’umanità intera che va oltre la Sicilia ma anche oltre l’Italia, ripregando sull’essere umano e sulla sua ipocrisia. “Quarto Savona Quindici” è il nome in codice dell’auto blindata che, per prima, saltò in aria in quel terribile sabato 23.

«Ho scritto questa canzone per onorare la memoria dei servitori della nostra Comunità civile.» spiega l’artista «Un brano nel quale metto in evidenza la quotidianità fatta di piccole cose. Una camicia d’ordinanza giudicata poco adatta al clima caldo del maggio siciliano dalla mamma di un agente della scorta. Una giovane donna che si augura il marito possa tornare dal servizio in tempo per poter cenare con i loro bambini. La quotidianità che viene spezzata è la tragedia più grande e spesso la più sottovalutata e dimenticata. Nessuno potrà mai lenire il dolore dei familiari delle vittime. Ma di certo il silenzio allarga le ferite e questo, i siciliani perbene, non devono assolutamente permetterlo.»


Racconta Alessandro parlando di una storia che non è altro che la Nostra Storia, la storia di esseri umani e di una criminalità organizzata, che imprime violenza e sfregia senza ritengo i muri di una società corruttibile. Tuttavia un cambiamento è possibile, e il brano di Alessandro vuole proprio comunicarci questo: finché ci sarà la memoria, ci sarà anche la speranza e con questa,  la possibilità di estirpare sciagure umane come quella di Capaci.  La sua canzone vuole essere un tributo al dono estremo dei giudici Giovanni Falcone e Francesca Laura Morvillo e degli uomini della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro e, i risultati ottenuti in termini di ascolti e di streaming, giustificano la straordinaria bellezza di questa canzone, arrivata prima nella classifica dei brai indie più trasmessi dalle radio.

 

Sonia Bellin

 

 


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“UNA MILLENNIAL": L'INCONTRO GENERAZIONALE NEL NUOVO SINGOLO DI MARTINA CORCIONE

 






"Una millennial", ovvero una ragazza che vive il suo tempo, incontrando quello delle nuove generazioni. Una ragazza giovane, classe 1996, il cui vissuto e la cui esperienza incontra quello dei giovanissimi e di tutta quella generazione nata con i social e con l'uso del web a portata dl click. Un mondo simile, ma comunque diverso, uno sguardo comunicante ma comunque lontano rispetto a chi guarda e vede. Una prospettiva diversa rispetto a quella a cui le nuove generazioni e la schiera di giovanissimi concepiscono e, ancora diverse rispetto a quella precedente, dei nostri genitori e dei nostri nonni.
Un incontro che non è uno scontro ma un dialogo: un voler perlustrare il modo diverso di interpretare e vivere ciò che si ha intorno. Prima di tutto il modo in cui viviamo le nostre relazioni sociali: in "Una millenial" Martina Corcione sorvola sopra le congetture, smontando ogni pregiudizio e spianando la strada verso un'attenta analisi della società attuale e del suo modo di vivere i rapporti sociali. "Una millenial" è come un'isola in mezzo ad una mare le cui onde, sono onde generazionali trasportate ognuna da una corrente diversa, ma dove ognuna di essa, lambisce la stessa spiaggia: quello del tempo che viviamo, quella dell'era di internet e dei social network, quella di un distacco dalla realtà autentica, tralasciata al largo per approdare in qualche lembo di terra virtuale.

Ma è lo stesso mondo visto e vissuto da ognuno di noi qui e ora: il bambino, l'adolescente, l'adulto…Ognuno con un pezzo di storia da raccontare e ognuno con un modo diverso di leggere la stessa storia.
C’è chi  getta uno sguardo ingenuo e ancora inconsapevole perché nato in questa era digitale, chi come la protagonista, come “Una millennial” scorge le differenze con la propria generazione e si appropinqua a quella più giovane, ma prendendone le dovute  distanze:  le chat come canale predefinito e preferenziale nei momenti di dialogo, il postare momenti della propria vita per sentirsi accettati dagli altri e simili a loro, l'essere social ma allo stesso tempo lontano dell'autenticità delle cose e dalla loro essenza.

Nata a Torre del Greco in  provincia di Napoli, trascorre i primi undici anni della sua vita a Caserta per poi trasferirsi a Schio, in Veneto. Frequenta l'università a Verona, laureandosi in Scienze dell'Educazione, per poi continuare gli studi a Padova dove consegue la laurea in Pedagogia. Fin da quando ha sei anni, coltiva il sogno nel cassetto di diventare una cantante e di scrivere testi che esprimessero la sua arte e creatività. Inizia, così, a partecipare a concorsi canori fin dall'infanzia e, a diciotto anni, prende parte al "Tour Music Fest". Nel 2019 frequenta l'Accademia Doppiaggio a Padova sotto la guida degli insegnanti Christian Iansante e Roberto Pedicini. Partecipa al "Venix Talent Show" negli studi televisivi di Rubano e pubblica il suo primo singolo inedito "Solar Lunatic", di cui scrive testo e melodia. Dal 2023 invece, inizia a collaborare con l'etichetta discografica PMS Studio, dando vita all'inedito "Una Millennial" e realizzando una seconda versione del singolo "Solar Lunatic".
In “Una millenial”, Martina spiega la nostalgia per quegli attimi di pura intensità emotiva, quali ad esempio una dichiarazione d'amore fatta attraverso una serenata e apprezzata nei gesti più semplici ma vivi e presenti.
Con il progredire di internet sono cambiate molte cose e tutto è diventato più veloce ma alle volte, occorre rallentare per capire quanto sia importante vivere una vita reale e respirare ogni singolo istante di essa.

 

Sonia Bellin

 


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“YELLOW CREAM” : E’ IL SINGOLO DI ESORDIO DI E-ASY CARTACIO

 



Un colore che diventa lo specchio armonico della nostra anima, “Yellow Cream” è il brano di debutto della giovanissima Isabel Cartacio, conosciuta artisticamente come Isy Cartacio.  21 anni, di origini italo-dominicane e tanta… Tanta voglia di sperimentare con la voce ma anche con le immagini. Studentessa presso il Creative Hub di Bologna, dove segue percorsi individuali di canto, Isabel è  appassionata di musica, scrive le proprie canzoni e trae ispirazione da artisti come Ariana Grande e Billie Eilish. Ha conseguito il diploma in grafica presso il liceo artistico F. Arcangeli di Bologna.

In “Yellow Cream”, il suo album di debutto, Isabel affronta un dolore profondo che l’ha colpita intimamente, gettando su di lei un’ombra indistinta, presso la quale appare difficile scorgere una luce, comunque presente.

Una luce capace di colpire nel profondo l'anima di chi è stato trafitto dal dolore.... Un senso di pace derivato da un' armonia interiore che trova nella musica la sua espressione più completa.  Un colore chiaro e brillante come il giallo che possa illuminare il tratto incerto che, dal cuore, prosegue verso la mente per convincerla che il buio non è altro che l'assenza di luce. Una luce indistinta ma presente che echeggia tra i ricordi sussurrando all'anima che è tempo di guardarsi dentro.

 Nel suo brano di debutto E-asy si insinua nei territori di un'anima frastagliata dalla sofferenza ma che, seppur a stento, ritrova se stessa affacciandosi in quella luce invisibile, in gradi di rischiarare i passi incerti di chi procede verso la felicità.
Attraverso immagini che affiorano ispirate dai suoni eterei del brano, ma attraverso soprattutto la sua voce armonica e intrisa di dolcezza, Easy esprime questo senso di pace interiore ritrovato dopo l'ennesima sofferenza. Un lutto derivato da un' esperienza realmente vissuta e interiorizzata, tralasciando i momenti peggiori e tenendo soltanto i fili di un legame indissolubile. Una luce che assomiglia a quella intravista in punto di morte e che qui, in “Yellow Cream”, assume i colori di Van Gogh, quando soleva si dice, mangiare tubetti di colore giallo per assaporare la felicità.
Ed ecco quindi il trait d'unione che lega il brano di E-asy con il celebre pittore e con l'idea che un colore possa in qualche modo divenire uno stato d'animo.

 

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