giovedì 30 giugno 2022

DIEGO POLLI SPIEGA AL PUBBLICO RADIOFONICO COM' E’ NATO IL SUO ULTIMO SINGOLO “LIBERI”

 


 

Dopo averlo incontrato per una lunga e piacevole chiacchierata, ecco di nuovo con noi Diego Polli, cantautore italiano dall’anima rock, il quale sta ottenendo un successo davvero inaspettato con il brano intitolato LIBERI, un pezzo che sta spopolando in radio in queste settimane…motivo in più per parlare anche del disco di cui il singolo anticipa l’uscita….

 

 

LIBERI, come anche gli altri brani che compongono il tuo disco, è scritto in lingua italiana,

una scelta che potremmo dire, esula da quello che potrebbe aspettarsi chi segue un

genere rock come il vostro….

 

L’intento era proprio quello…. Se avessi composto i brani in lingua inglese non

sarebbero stati ...diciamo, cosi originali… quanto in italiano. Alla fine non ho

inventato nulla di nuovo ho solo composto le canzoni ricercando una sonorità hard-

rock presente in tantissime band americane come Creed, Nickelback, Theory of a

Deadman, etc, scrivendo però i testi e cantando in italiano.

Nel panorama musicale nostrano l’Hard Rock o il Metal in generale viene definito un

genere per pochi, un genere di nicchia, in quanto molto lontano dalla musica

commerciale tanto amata dagli italiani e dalle radio nazionali.

 

 

Gettando uno sguardo invece più generale sull’ album e sugli altri pezzi, dobbiamo

aspettarci generi molto diversi tra di loro, riguardo invece i testi, quali sono le tematiche

approfondite nelle diverse tracce…?

 

I testi hanno come per le sonorità un unico filo conduttore. Tutti gli 8 brani

raccontano il mio passato e, nello specifico, fanno riferimento al periodo più buio

della mia vita. Periodo nel quale ho perso l’amore, ho provato una profonda

tristezza, ho avuto paura, vivevo ogni giorno soffocato dal rimorso e dal rimpianto,

ed in ognuna delle canzoni c’è un chiaro riferimento a questa mia particolare

esperienza personale.

 

Parlando della lavorazione del disco e di come sia David Altieri che Rino Cavalli

abbiano reso possibile la realizzazione di tutto ciò….come è nato tutta l’idea e che cosa ha

reso possibile poi la sua concretizzazione…?

 

L’idea è partita proprio da me durante il Lockdown, in soffitta, utilizzata come sala

prove e Home-recording studio.

Inizialmente ho fatto tutto da solo: ho scritto i testi li ho cantati , ho creato i riffs di

chitarra, costruito le melodie, suonato il basso, le tastiere, programmato la batteria

etc.. di ogni brano (tre dei quali tra l’altro li avevo composti e poi messi nel cassetto

circa 11 anni fa).

Non essendo mai stato un forte chitarrista solista, ed in generale, non essendo un

vero e proprio poli-strumentista formato e completo, sentivo che nelle canzoni

mancava qualcosa, non suonavano bene come avrei voluto proprio a causa dei mei

limiti di musicista.

Ho quindi pensato in primis di coinvolgere David, visto il suo incredibile talento.

David lo conoscevo già dato che, proprio prima del Lockdown, suonavamo assieme

in una pop-rock Coverband, e con la quarantena in atto gli ho chiesto se aveva

tempo di ascoltare le mie demo ed eventualmente darmi una mano a sistemare le

canzoni.

A David sono immediatamente piaciute ed ha cominciato a non solo a sistemarle, ma

ad ri-arrangiarle una dopo l’altra, e senza mai vederci fisicamente ci siamo messi a

lavorare a distanza i brani.

In pratica gli mandavo le demo, lui modificava le tracce risuonando le chitarre ed

altri strumenti registrando come me, tutto a casa sua nel suo home recording

studio, ed un volta fatto, mi rispediva le tracce via e-mail.

Non ci siamo mai visti neanche una volta faccia a faccia durante la realizzazione dell’

album, abbiamo registrato ognuno a casa propria le proprie parti e comunicavano

unicamente via whatsapp.

Finalmente grazie al suo contributo i brani hanno cominciato a suonare come li

avevo in testa e in un paio di mesi, avevamo terminato di registrare le voci, il

basso, i synth, le tastiere, le chitarre…. Tutto era al suo posto.

Mancava solo la sezione ritmica da sistemare che, in un album così, doveva essere

curata e suonata da un batterista.

David mi propose di chiedere a Rino Cavalli con il quale prima del Lockdown aveva

un gruppo hard rock.

Io già conoscevo Rino, con lui avevamo suonato assieme in un paio di occasioni

sempre con David alla chitarra.

Così gli abbiamo mandato le demo a lui  e, con entusiasmo, ha voluto da subito

partecipare al progetto riscrivendo e modificando la parte ritmica.

Quindi Rino non si è limitato a fare il mero esecutore ma ha dato proprio un surplus

all’album con la sua batteria, riscrivendo come detto la sezione ritmica di tutti i

brani.

Purtroppo eravamo ancora in piena quarantena e quindi era impossibile trovarci di

persona, ma con professionisti del calibro di David e Rino questo non è stato

minimamente un problema.

Una volta terminato il periodo di quarantena siamo andati direttamente in studio di

registrazione dal fonico Fabio Sforza al No Logo di Laives (BZ), dove Rino ha

registrato la batteria dell’album in un paio di giorni, senza mai avere fatto una prova

assieme, e senza mai vederci prima di allora di  persona, ma come detto non è

stato minimante un problema e siamo riusciti a finire le registrazioni.

Finalmente era arrivato il momento di mixare il tutto e produrre il master e, grazie

al fonico-produttore del No Logo Carmelo Giacchino, che ha sistemato e mixato le

 

tracce e ad Alex Balzama della Swift Mastering di Londra che ha curato il master,

siamo arrivati a marzo 2022 con il prodotto finito.

E’ stato un viaggio lungo ed è andato tutto molto a rilento a causa della pandemia e

nonostante le difficoltà tecniche l’album ha preso vita, grazie proprio al contributo

di David e Rino.

Senza di loro? Non avrei fatto nulla e tutto sarebbe ancora fermo nella mia testa!

 

 

Sonia Bellin

 


 

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