domenica 17 marzo 2024

INTERVISTA A DAVIDE SACCHI

 


Lo abbiamo conosciuto in queste settimane grazie al suo ultimo singolo dal titolo “Qua è roba tua”, un brano dal ritmo crescente e dal suono accattivante, le cui striature emotive si raccordano nella composizione musicale, anche questa- come il testo e l’arrangiamento- curata dall’artista che si è fatto accompagnare dalle chitarre di David Pieralisi e dall’Ing. Federico Ceriola che ha realizzato il   mix e il master del pezzo…ora lo abbiamo qui con noi pronto a rispondere alle nostre curiose domande…

 

Benvenuto caro Davide, cominciamo innanzitutto con questa tua nuova avventura radiofonica.. quali sono le sensazioni che hai avuto..le emozioni nel sapere che il tuo brano dopo il video, era entrato nel circuito radiofonico nazionale…?


Ciao, innanzitutto grazie per questa opportunità.

Beh, dopo tanto impegno è gratificante sapere che uno dei tuoi brani è in circolazione sulle radio. Ho realizzato da zero “Qua è roba tua” essendo autore, compositore e arrangiatore del pezzo. Quindi sì, c’è soddisfazione. Anche perché per uscire allo scoperto ho lavorato sia sull’aspetto personale, sia su quello artistico studiando e ascoltando i consigli dei più navigati.


Il singolo in questione, disponibile anche sui i maggiori digital store e su Spotify, è un brano che racconta di un sentimento che si sta spegnendo… Una relazione amorosa che sta perdendo il suo stato naturale…si tratta di un brano autobiografico…?

In verità no. Leggendo i commenti di qualcuno sui social sembra che l’abbia vissuto in prima persona, ma non è così. Fa piacere che passi questa idea perché significa che sei stato concreto e convincente nello scriverne il testo. Quando scrivo cerco di essere realista e cerco di immedesimarmi con certi sentimenti. È un po’ come se vedessi le varie scene di un film proiettato nella mente e io sto li a metterle nero su bianco. 


 Che cosa ha ispirato la scrittura della canzone e come i suoni particolari del brano si raccordano con il testo che, come è nella tua concezione di arte e di musica, apporta parole dirette… chiare… che arrivano in modo trasparente a chi ascolta…

Ok, riagganciandomi al discorso di prima, credo che in Qua è roba tua si possa percepire l'illusione, la frustrazione, il legame finito con l’avere il solo piacere fisico come collante. Collante che poi man mano perde il suo potere. Ecco, cerco di esprimere con le parole dei sentimenti, degli stati d’animo, delle immagini di quotidianità; come credo faccia un pittore quando dipinge la sua tela. Nelle mie canzoni voglio dare contenuto, concretezza e profondità ma con concetti chiari ed immediati. 


 Questo è di sicuro un brano che rispecchia pienamente il tuo stile…come lo definiresti a parole tue e, quali sono le realtà musicali che ti hanno ispirato…?

Il mo stile….allora…

Sarò atipico ma non credo di avere uno stile identificabile e riconoscibile in tutte le canzoni. Di certo definirei le mie canzoni Pop/Rock ma tratto ed ho trattato ogni singolo pezzo in base a cosa doveva raccontare. Quindi anche per l’arrangiamento, grossomodo come si fa per le soundtrack dei film: nel mio caso anche le musiche che girano sotto devono accompagnare il testo. Ammettendo il fatto che, per quanto ci abbia lavorato con cura, sono consapevole che un tecnico professionista avrebbe fatto di meglio.

A chi mi ispiro: diciamo che mi rifaccio alla sostanza delle belle canzoni di ieri con uno sguardo alla durata, metrica e sonorità di oggi. Emozione non deve far rima con mattone. E per “oggi” punto a fare delle canzoni che non necessitano di essere riascoltate per essere capite.


“Questa è roba tua “ è un singolo che anticipa un nuovo progetto discografico..? Ci sono altri brani in vista...un album…?

Considera che ho bussato alle porte del mondo social soltanto a giugno 2023 come Davide Sacchi Cantautore. Ho iniziato la divulgazione dei miei pezzi dopo aver tentennato sul da farsi. Il mio viaggio è appena iniziato: continuerò a pubblicare dei brani appartenenti al mio primo progetto ed è già in cantiere un secondo progetto che magari è più vicino ai brani moderni con anche delle sonorità particolari; ma stavolta credo che mi farò aiutare da tecnici che ne sanno sicuramente più di me. Io continuerò a metterci penna, note, faccia e cuore, senza snaturarmi nel cercare consensi e con la forte speranza che qualcuno di peso nel settore si accorga di me e che mi voglia promuovere. Insomma: sogno mantenendo i piedi a terra.





INTERVISTA AD ALESSANDRO D’ANDREA CALANDRA

 





E dopo l’uscita in tutti i maggiori digital stores del suo album d’esordio, ecco qui con noi per una piacevole chiacchierata l’autore di Sicilia Vacanti”, ovvero Alessandro D’Andrea Calandra che ha accettato di raccontarci qualche curiosità e aneddoto su questo suo interessante progetto musicale.



Benvenuto innanzitutto caro Alessandro.

È un vero piacere averti qui con noi, cominciamo subito con il titolo del tuo album d’esordio, dieci tracce che raccontano la Sicilia in dialetto siciliano, ma soprattutto che raccontano la storia della tua terra natia…

“Sicilia Vacanti” è il titolo del brano che ha dato inizio alla mia avventura cantautoriale e mi è sembrato giusto, oltre che, emozionante, dare questo titolo al mio primo album.
“Sicilia Vacanti” significa “Sicilia Vuota”, vuota delle risorse più preziose: i giovani che sono costretti ancora oggi a lasciare la propria terra per trovare un lavoro dignitoso.

Un tema certamente ispirato dalla mia condizione di siciliano che vive al Nord, nel bellissimo Veneto, ormai da più di vent’anni. La Sicilia manca da morire e forse è per questo che le mie canzoni appartengono al Folk Siciliano e le scrivo sempre nella Lingua Siciliana.



Una regione quella della Sicilia che offre paesaggi e frammenti culturali davvero unici e che la tua poesia in musica ha permesso di omaggiare…da che cosa è partita tale ispirazione e come interpreti sia recepita dal pubblico la scelta della lingua siciliana….?

La Sicilia è ricca di Storia, di Paesaggi Naturali, Umani e Artistici: una vera miniera d’Oro per chi la vuole vivere e raccontare in musica e parole.
 La mia infanzia (anni ’70-‘80) l’ho passata a casa di mia nonna Carmela che era un’amante del Folk Siciliano Tradizionale: passavamo ore e ore ad ascoltare insieme ad altissimo volume la nostra Radio locale (di Agrigento), “Radio Concordia”, specializzata proprio nel genere Folk Agrigentino.È stato questo certamente a darmi l’imprinting Folk, dentro il quale ho inserito, certamente in modo naturale, le influenze degli ascolti fatti successivamente: Cantautori Italiani degli anni ’70-’80 e, naturalmente, il Pop e il Rock degli anni della mia formazione.
La scelta della Lingua Siciliana è il modo per sentirmi ancora parte della mia terra: è vitale per me sentirmi ed essere ancora, e per sempre, siciliano!
Spesso qualcuno mi consiglia di scrivere anche in italiano, ma non è un’esigenza che sento in questo momento (in realtà un brano, Brividi Giurgintani, è scritto in italiano ma ho comunque scritto il ritornello in siciliano).

Proprio quest’anno abbiamo visto quanto in un palco come quello di Sanremo la lingua tradizionale. Il dialetto…sia un manifesto importante per l’espressività musicale, ma anche per tutta una serie di rimandi culturali, che intersecano le vite stesse di chi ascolta… ritieni che forse siamo arrivati in un periodo talmente incerto e confuso per le persone, da far diventare indispensabile riconoscersi in un Qualcosa…in questo caso in un dialetto…?

Certamente! Il Sanremo 2024 ha visto trionfare il brano a tinte Folk di Angelina Mango e il brano in Lingua Napoletana di Geolier.
 Quindi Folk e Lingue Locali: scherzando con i miei amici ho detto che i miei Santi Protettori mi hanno voluto aprire la strada! Effettivamente, c’è molta voglia di riscoprire le Radici, le Tradizioni Popolari, le Storie Locali, le Terre.

 

 


”Sicilia Vacanti” è il tuo album di debutto, nonostante questo dimostri una preparazione e una sicurezza tale, da sembrare un veterano del settore.. si tratta ovviamente di una propensione alla musica, che da sempre coltivi, ma credo anche di una passione che ti spinge a scrivere e cantare per comunicare un messaggio e per dare forma e colore alla storia del nostro paese…

Veterano, certamente, per età anagrafica e anche per gli ascolti che mi hanno accompagnato sin da bambino in questo mondo meraviglioso che è la Musica. Ho praticamente vissuto “in diretta” la musica prodotta sin dagli anni ’70 (periodo d’Oro, anzi, di Platino!) passando poi per tutti i periodi successivi. Inoltre ho voluto recuperare i “decenni perduti”, gli anni ’50 e ’60 che rappresentano il Papà e la Mamma della Musica che si produce e si ascolta ancora oggi. E poi, lo studio della batteria e del pianoforte mi hanno certamente fornito gli strumenti necessari per scrivere le mie canzoni. E, naturalmente, lo studio continuo, direi maniacale, della Storia Siciliana e delle Sue meravigliose Leggende che si sono narrate per millenni nelle diverse lingue dei Popoli che hanno vissuto in Sicilia. Diverse lingue e anche diversi stili musicali, musica araba e spagnola soprattutto, con nuances nordeuropee che poi si sono fuse in questo meraviglioso genere che mi dà l’emozione più piena e più totale.

 Ho parlato prima di storia appositamente volendo comunque mettere in rilievo quanto i testi dei brani non siano soltanto lo specchio di una cultura e della sua lingua- ovvero quella siciliana- ma anche di come essi siano uno spaccato storico del nostro paese dove si susseguono racconti di coraggio, di lotte per l’indipendenza, non soltanto quindi una disamina sociale, ma quasi un libro aperto che descrive in musica il nostro passato….

Raccontare la Sicilia mi permette di affrontare i diversi temi che da sempre accompagnano la Storia Umana. Si parte da storie nate nella realtà siciliana, che è quella che io racconto, per poi, naturalmente, avere un respiro più universale.
Nel brano “Danza Saracina”, ad esempio, immagino una jam session tra musicisti Arabi e musicisti Normanni, a Palermo, alla Corte dell’Imperatore Federico II. Due Popoli lontani per cultura e per credo religioso che si trovano fratelli nella Musica “quannu attacca ‘a musica ci avemu lu stessu Patri” (quando parte la musica, abbiamo lo stesso Padre). Un messaggio di fratellanza tra esseri umani, quindi, che parte dalla Sicilia per poi volare alto a ogni latitudine.


Prima di chiudere ti chiedo se ci sono già dei live in programma per la prossima stagione e se hai già qualche altro brano in cantiere o comunque nuovi progetti che ti va di anticipare…

Scrivo moltissimo, ho molti brani in cantiere e molti già realizzati. Questo è ciò che al momento mi prende di più. Rendere disponibile la mia Musica all’ascolto di chi la può apprezzare è il passo che sto per compiere adesso. Naturalmente anche il live farà parte di questo progetto. Sono appena partito e qualcosa mi dice che non mi vorrò più fermare!




Sonia Bellin



domenica 10 marzo 2024

E’ USCITO “SICILIA VACANTI” IL PRIMO ALBUM DI ALESSANDRO D’ANDREA!

 

 

 

Si intitola proprio così il primissimo album di Alessandro D’Andrea che con questo LP si affaccia nel modo discografico italiano con un disco scritto in dialetto siciliano, dando libero sfogo allo stile musicale che meglio definisce la sua terra natia, ovvero in un genere che potremmo definire ethno-folk e che risente tantissimo della tradizione culturale siciliana, affondando le radici in un passato remoto fatto di storie da raccontare. Storie vissute, ascoltate… Storie che nelle tracce di “Sicilia vacanti” diventano quadri cangianti dai colori speziati, spargendo profumi antichi, pregni di sapori atti a contraddistinguere un’epoca e una tradizione. Storie di immigrazione, di viaggi, di coraggio… di persone che affrontano disavventure ritrovando la loro terra o combattendo per essa.

I brani del primo album di Alessandro D’Andrea sono un compendio della storia siciliana che danno voce alle persone, che in quella terra hanno vissuto e lottato in questi frangenti musicali; le parole intersecano una musica soave ed etnica, capace di far viaggiare la mente dell’ascoltatore in quei meandri storici, addentrandosi tra gli orizzonti dispersi di un passato lontano.

Palermo, Agrigento, l’impero bizantino, i saraceni…immagini storiche che dipingono un mosaico di suoni pronto ad ergersi di fronte a noi mostrando la realtà di un popolo caparbio che ha messo le sue radici in quel tempo e che in quelle immagini rivede se stesso. Con questa musica, con queste parole, con queste storie, ma soprattutto con la lingua con la quale ancora oggi questa popolazione si riconosce, Alessandoro D’Andrea ripercorre la storia e la tradizione della Sicilia, in modo così spontaneo e concreto, da dar vita vera alle sue canzoni che, prese singolarmente, descrivono un luogo e un tempo passato ma che, prese nel loro insieme, diventano tante figure di unico quadro dipinto a mano dall’artista.

 

La track list:

 

01 Sicilia Vacanti

02 Èuno

03 L’Isola di Allah

04 Danza Saracina chista sira!

05 Federicu (Gioia di lu Munnu)

06 L’Avemooh Hoonkya Dance

07 Cumpagna Luna

08 Cori fa’ la vovò

09 Si ‘u Munnu fussi Amuri

10 Cugliemuli sti spichi!

 

 

Sonia Bellin

 

LINK SOCIAL:

https://www.youtube.com/channel/UCKlnsZ0uP66ItoENtsUJVRg


https://www.facebook.com/alessandro.dandrea.1293


https://www.instagram.com/mad_hatter_on_bike?igsh=dHhsNGltcjJ3b2ty


https://www.tiktok.com/@alessandro.dandre98?_t=8k6EQEWrNVg&_r=1




“QUA E’ ROBA TUA” CONTINUA LA ROTAZIONE RADIOFONICA DEL NUOVO SINGOLO DI DAVIDE SACCHI

 


 

“Ogni volta, non t’importa prendi un pezzo di me Ti prego rimani proviamo un domani ma tu ti allontani…” E’ questo un frammento dell’ultimo singolo di Davide Sacchi, cantautore nato a Civitavecchia il 19 settembre 1979 e con la musica nell’anima fin da piccolo, quando inizia subito a strimpellare la chitarra e a comporre le sue prime musichette. Inizia a studiare musica da ragazzino a Ladispoli (RM) e poi a Roma al Ciac, pianoforte e chitarra. Il sogno di dedicarsi in maniera completa alla musica non è immediatamente realizzato, tuttavia Davide non demorde e, alcuni anni più tardi, ecco che si riaffacciano in lui nuove possibilità che questa volta non si lascia sfuggire. Davide inizia a studiare canto a Terni alla Vocal Master e, pur avendo tralasciato da tempo lo studio di pianoforte e chitarra, Davide prende carta e penna e inizia a scrivere con costanza i propri pezzi seguendo i consigli su struttura e armonia ricevuti delle persone da lui più apprezzate tra cui Riccardo Ciaramellari, David Pieralisi e Alessandra Luchetti, vocal coach dell’attuale scuola di musica Laboratori Musicali WeLab di Terni, da cui Davide trae gli insegnamenti di canto. Qui migliora nettamente la tecnica vocale e impara a valorizzare i propri armonici sfruttando la sua particolare timbrica. Dietro consiglio del Ciaramellari, con cui ha co-arrangiato i primi brani, Davide studia la DAW Logic con guide e video-corsi ed arrangia personalmente i propri brani. L’idea di Davide è quella di legare in modo indissolubile la profondità del testo e una peculiare cura per la composizione, in modo però diretto, chiaro e immediatamente raggiungibile da un pubblico che deve saper cogliere il suo messaggio in modo diretto; quello che vuole comunicare Davide attraverso la musica è la spontaneità, il sentimento puro, concreto, senza troppi orpelli ma essenziale e trasparente perché possa essere d’aiuto a chi come lui, ha trovato nella sua vita degli ostacoli. Ostacoli che hanno messo davanti a lui i dubbi e le incertezze, come racconta in parte anche il suo ultimo progetto discografico, ma che, in ogni caso, lo hanno aiutato a crescere e maturare portandolo poi, a vedere concretizzati i propri di sogni di cantautore meglio definito da lui come attraverso lo slogan: “ Il sogno di un ragazzino; la passione di un adulto; il bisogno di un cantautore".

E quindi ecco a voi QUA È ROBA TUA, il suo nuovo singolo già in tutte le radio da qualche settimana, un brano dal ritmo veloce, di cui l’autore ha curato anche l’arrangiamento, con le chitarre di David Pieralisi e mix e master dell’Ing. Federico Ceriola. Il pezzo, che presenta anche un video su You tube,   mette  in evidenza la premura con la quale i sentimenti andrebbero analizzati, prima di tutto quando si parla di una relazione di coppia e di tutte quelle angolature complesse che la rendono tale. La possibilità di vedere i sentimenti spegnersi per lasciare spazio soltanto ad un rapporto fisico, possono sovvertire la natura del legame, facendolo divenire qualcosa di scontato e monotono. Una canzone che nella sua realtà concreta non abbatte la sensazione di una speranza, ma che mette in luce le svariate pieghe sentimentali in ballo tra due persone che vedono un rapporto giunto alla fine.

 

Sonia Bellin

 

LINK SOCIAL:

https://youtu.be/86xb5Wf1EsA?si=W8nnkEhlZVcMCHeY

 

https://open.spotify.com/intl-it/track/1BC9LwoFIstFv1Y4GHLjGV?si=83e1edf9c36b473e






martedì 5 marzo 2024

"L'AMORE AL TEMPO DELLA LIRA": IL NUOVO ALBUM DELLA BANDA VENTURI

 



 


Un compendio sull’amore e di come tale sentimento muova l’anima verso territori inesplorati, L'amore al tempo della Lira è l’ultimo album pubblicata della banda Venturi, una band che ama definirsi “diversamente giovane”, ironizzando su un tempo che scorre, lasciando le cicatrici evidenti della vita, un tempo che fu, ma anche un tempo che è e che sarà, come raccontano le dieci tracce che compongono questo disco, che affonda le sue radici in un passato mai dimenticato perché la memoria, custodisce chiavi interpretative che il tempo non sa cancellare e che permangono lì, disvelandosi poco a poco in quelli che sono i ricordi più lontani, serbati con cura tra gli affanni di una vita che appare sempre breve, specie se vissuta intensamente.


 


Un tempo che sopravvive alle burrasche che imperversano nel nostro cammino e che accresce il cuore, irrorandolo di un amore che assume varie forme, per rilasciare sempre emozioni nuove che non hanno età. Dieci brani che trattano in primis l’amore e il suo tempo infinito, ma anche frammenti di vita che si riflette in quell’anima gitana, che appare senza radici ma che viaggia sospesa, in una ricerca continua, in un viaggio che non ha una meta predefinita e dove ad ogni destinazione, ne esiste sempre un’altra da raggiungere…nuovi orizzonti da esplorare, nuovi luoghi da scoprire.


 


L’amore al tempo della lira è una fisarmonica che incontra il tango, la danza dell’amore per antonomasia, lasciando che il suono e il movimento del ballo, incontri quello del cuore e dell’amore che viaggia lontano.


Ad accompagnare in questo viaggio la banda, abbiamo Gigi Cavalli Cocchi, batterista storico di Ligabue, e dei CSI, nonché, Manuela Turrini che dalla balera, è arrivata al Tango navigando nel mare intenso della musica dell’anima.



 


“Tutto l’amore che ho dentro “ è la traccia di apertura del disco che saluta l’ascoltatore con un groviglio di maracas a scompigliare un’anima in cerca d’amore. Un amore che “entra nel cuore e che esplode tra le mani ”, mentre un tango dal ritmo fugace rincorre un tempo vissuto ma anche da rivivere, perché “ se capovolgi la clessidra, il tempo ricomincia a scorrere”…. Le note di blues raccordano momenti amorosi da incorniciare, mentre “l’amore continua a ballare alla ricerca di una goccia d’assoluto”. Il desiderio di ergere davanti a sé un altare, diventa il controcanto di un pensiero che non può esimersi dall’ideale di un amore perfetto, contradittorio, però con la propria esperienza, sempre troppo concreta e quindi inconciliabile con una visione onirica come quella che ravvede l’anima mentre è a tu per tu con se stessa.


 


Ci sono storie da raccontare, altre da ascoltare, come le “Carezze” che avvolgono la seconda traccia del disco, il racconto di un uomo, “L’uomo dentro allo specchio, la maschera di un cupo teatro”, “Carezze” è una confessione che l’artista poeta rivolge a se stesso contraddicendo anche il suo essere, questo suo calarsi dietro le apparenze per non mostrare del tutto il suo Io più profondo; una poesia in musica, perché solo così possono definirsi queste Carezze che tentano di trattenere una promessa che non ha compromessi, ma solo l’intenzione di porsi come una mera consapevolezza di sé, dei propri limiti e dei propri valori.


 


“Devi volerti bene” è un brano accompagnato da uno splendido videoclip pubblicato anche su You tube, il titolo è un monito, ma soprattutto un invito a credere in se stessi, ai propri sogni, cercando di sconfiggere ogni giorno le proprie paure: “Schegge di sogno quando la notte dell’anima mostra i suoi tentacoli… balla una musica che odora di tango …c’è un alba suntuosa nella radice del tuo cuore…”. L’inciso riscalda il cuore solo, come un raggio di sole può fare e la musica che accompagna tali parole, questo tango infinito, che soggiorna in ogni traccia dell’album, ripercorre i passi di un ballo leggiadro, di cui il tempo non ha cancellato i ricordi e di cui ricordiamo ogni minimo dettaglio. Il bisogno di non sentirsi mai soli, o insufficienti, fuori posto, perché qualunque luogo può essere il nostro habitat, e l’importanza di amare se stessi con una passione tale, che, come afferma testualmente Gianni Venturi nel brano, solo un amante può fare. Amare se stessi infatti, viene prima di qualunque amore verso l’altro e questo punto, dunque questa canzone, è il cardine fondamentale su cui si regge tale disamina dell’amore descritta poeticamente dalla band Venturi.


“Castelli di nebbia” raccoglie immagini custodite dal tempo… un tempo che si muove a ritmo di musica, mentre la storia di quest’uomo disegna il quadro di una vita e della sua casa, frammentando parole che rintoccano sensazioni da imprimere su carta, da far riecheggiare attraverso questo suono persistente della fisarmonica… Sensazioni da non perdere di vista per disegnare i contorni di un passato ancora nella memoria.


“Le rose di maggio”, il tempo del sogno che si vorrebbe rivivere, per ritornare a quel tempo, a quel momento, ad un’infanzia perduta e a tutto quello che ne può derivare, un tempo sospeso ma che ora solo i ricordi possono far riaffiorare…L’amore che si vorrebbe rivivere, nuvole sognanti che riverberano pensieri nostalgici… “Ricordi ora le nostre anime intrecciate”, anche queste si avvinghiano con i pensieri che scorrono come i giorni in modo inesorabile, “…La pioggia che scorre mentre il cuore è in ostaggio…”, un cuore avvinto dalla nostalgia ma non dalla volontà di ritornare a quel momento, a quelli abbracci a quelle carezze… Un corpo ancora innamorato che avanza nella nebbia di un futuro impossibile, mentre un respiro assente - il ricordo di lei - sfiora ogni fremito dell’anima assetata d’amore, e le lacrime, quelle hanno il sapore acre della pioggia e irrompono nel silenzio delle notte…


“Il suonatore e la ballerina” è una ballata dal ritmo impetuoso, una lettera aperta che risuona impetuosa, dedicata all’amore e alle sue contraddizioni; la voce di Venturi diventa stridente in certi punti, quasi a voler evidenziare anche con la timbrica un dolore che accresce dentro… Un senso di colpa difficile da estinguere,


“Non spetta ai figli fermare il dolore, i figli lo divorano, assorbono la tenebra”: un grido di indignazione che ammette quando sia difficile nascondere il dolore, la rabbia, il senso di vuoto che le persone accanto a noi poi assorbono incoscientemente, ritrovandosi ad espiare una colpa che accresce il suo peso. Ecco allora che il brano pone una domanda, ovvero, “Che colore ha il perdono? Quale colore scegliere per dipingere su un quadro frammentato, dove lo sfondo appare incerto… Quale figura porre in primo piano, quando accusiamo noi stessi di colpe irrimediabili…? Questo ricade anche su chi abbiamo intorno e perdonare se stessi prima di tutto, come amare se stessi, diventa davvero difficile e questo brano esprime il concetto, non soltanto con le parole a tratti poetiche ma dirette, ma anche attraverso il cantato stesso, non lasciando scelta all’ascoltatore, se non quella di arrivare sino alla fine per conoscere quel colore misterioso che avvolge il perdono.


“Lo spioncino della notte” è un brano dal ritmo cadenzato che non si lascia influenzare da quello che c’è la fuori, perché siamo da un’altra parte e posso osservare tutto lo spettacolo da uno spioncino… Un film a colori che siamo noi a dipingere perché possiamo scegliere dove guardare e capire che qualsiasi cosa accada, possiamo vedere le cose da un’altra prospettiva. Ritorna quindi il motivo della scelta, dei colori da porre in quel disegno … “Orizzonti perduti, tramonti infuocati, guardo il modo e non lo conosco … Vedo fiori di argento nel catrame della guerra...” La possibilità di vedere il buono anche quando tutto sembra tutt’altro che buono, “Lo spioncino della notte” è il poter vedere attraverso un’altra luce le cose e le persone che ci circondano… Poter vedere quello che in inglese è definito Silver lining, ovvero il lato positivo della cose, ed ecco quindi quei fiori d’argento che Venturi nomina nella canzone e che ad un tratto poi assumono persino il color oro.


La title track è cortocircuito d’amore dove la musica scorre come le note e la bellezza raccontata nei versi, memoria di un tempo di gioia scandito da un suono di un’altra epoca. “Ho scritto t’amo sulla sabbia...”: la sabbia che scorre nella clessidra e che non trattiene il tempo… Eppure, questa musica, risuona dal passato e ripercorre i ricordi di un amore ancora presente, un amore che il tempo non ha cancellato e lentamente riaffiora. La strumentazione che fa contraltare al brano, sembra rispondere alle domande perpetuate, come se musica e testo fossero indissolubilmente una cosa sola con una unica certezza “ E io lo so che ti voglio amare , respirare…”


“Salvami”, è una sorta di preghiera che avvolge l’anima nel tempo, scorrendo a ritroso nel passato: “Libero dal dolore ho scavato nella sabbia”, ecco ritornare il tempo dell’amore, della poesia… “Salvami dallo scivolare della sera, quando la notte e il buio avvolge il respiro senza lascarci intravedere un barlume di luce”.." Ma è ancora lì, che ritroviamo l’amore, quel suono perpetuo che non smette di suonate in un cuore solitario… un “silenzio assordante” in un deserto di voci, immagini di pura poesia e metafore di un sentimento che non può tacere. Un tango solitario che non ha fine e che batte come i rintocchi di un cuore pregno di un sentimento amoroso intenso.


E si chiude questo tango con “La mia famiglia”, un congedarsi attraverso un quadro dipinto a mano dove ogni figura ha un ruolo ben definito nel cuore e nell’anima del poeta cantore “ Ci sono io appeso ad un filo che osservo o gli anno scorrere”, il ritorno di un tempo sfuggevole e inarrestabile e che la vita porta lontano e viceversa...immagini vere e concrete atte a concretizzare anche


 


Le radici possenti della famiglia in contrasto con le incertezze, con quel filo da cui si osservano gli anni scorrere… Il passato, la memoria, un passato presente più del presente stesso e un futuro ancora più confuso di questo tempo appeso ad un filo che si aggira disorientato in cerca di una risposta, di un luogo dove posarsi, di un posto nel mondo dove trovare se stesso.


 


Sonia Bellin


 



Link digital store:

 https://fanlink.to/lamorealtempodellalira





 


 


 


domenica 3 marzo 2024

INTERVISTA A SAVINO VALERIO

 


 

E dopo la sorprendente rientrata in classifica del singolo “Every Way” tratto dall’omonimo Ep, ecco il ritorno in radio di Savino Valerio con il brano solo piano FEEL LOVED, lo abbiamo intervistato per farci raccontare direttamente dall’artista questo suo invidiabile successo…

 

Ben ritrovato caro Savino,

 

Partiamo intanto dal principio, da quando è entrato nelle emittenti radiofoniche europee il brano 27 September, sbaragliando ogni aspettativa e posizionandosi per mesi tra i brani più ascoltati in Europa, oltre che in Italia….

 

Che dire.... effettivamente sono rimasto anch'io un po' sbigottito da questo successo di 27 September...il pezzo  nasce in un periodo un po' particolare  della mia vita, racchiude in sé una storia e un conflitto interiore;  dopo averlo composto mi fu proposto di promuoverlo a livello internazionale. Ero consapevole di imbattermi in stili come la musica  pop, rock e lo stile, per così dire rap, per cui un pezzo strumentale solo pianoforte mi destava scetticismo, consapevole che avrebbe trovato molta difficoltà  all'interno di questa vetrina musicale. ....Sai le cose più belle e che ti restano dentro per sempre sono proprio quelle da cui non ti aspetti nulla ...

Infatti  non è stato così perché poi i fatti hanno dimostrato  come 27 September, sia  rimasto in classifica per molti mesi, piazzandosi in posizioni alte della classifica .... per cui è stata una grandissima soddisfazione! 

 

Un successo che non conosce limiti e che continua imperterrito senza tregua, lanciandoti in svariati programmi televisivi, tra cui la tua recente partecipazione a music generation, in onda su radio Italia anni 60 tv, dove hai presentato il video ufficiale del brano che è rientrato in classifica a dicembre, dopo mesi di permanenza nelle classifiche internazionali…

 

 

Beh! che dire! Sì anche qui in realtà  è successa la stessa cosa.... Mi è  stato proposto di provare a presentare, partecipando, il video ufficiale di Every way nella trasmissione music generation in onda su radio Italia anni 60 TV che, come giustamente dici,  è rientrato nuovamente in classifica a dicembre del 2023 , dopo mesi di permanenza nella primavera-estate e anche qui,  ho dovuto imbattermi in altri video di musica pop rock.... Quindi anche in questo caso, quando  l'ho proposto in un contesto che è completamente diverso, ha lasciato un segno!  Questo è un dato di fatto! È un video particolare,  c'è un una storyboard e un editing sperimentale, fatto di alternanze e giochi di immagini...il tutto in un contesto rosso, che per certi versi mi appartiene,  ringrazio Cecilia Maggio per la sua regia e  Francesco Cosola che è stato l'esecutore e  video editor  il quale hanno sputato interpretare  la mia musica.

 

 

Il brano in questione si intitola appunto, come ricordato in apertura “Every Way” e si tratta di una particolare composizione musicale, che mette in evidenza la tua strabiliante maestria nel coniugare modernità e innovazione con un’attenta analisi della struttura musicale più classica, dando una precisa originalità all’elaborato finale…

 

 

 Every way nasce in un periodo in cui volevo sperimentare la composizione classica con l'uso di sezione di archi, con  sonorità elettroniche e ritmiche moderne...è stato un esperimento a tutto tondo e così  Every way.... 

 

Com’è stato apprendere la notizia di questo rientro in classifica del brano che dà anche il titolo ad un Ep di quattro tracce?

 

Beh in realtà effettivamente non ci pensavo proprio perché, essendo rimasto per molti mesi in classifica come dicevo prima tra la primavera e l'estate del 2023, non avevo nessuna idea che potesse rientrare in classifica a dicembre, perché  sappiamo benissimo che essere  in classifica internazionale dei beni più trasmessi per più  di due  di mesi, è già un successo  e quindi il ritorno, è stato veramente sorprendente e come dicevo prima, sono quelle cose inaspettate le cose più belle,  che lasciano un segno indelebile dentro di noi ....

 

 

L’ep seppur breve, concentra in sé tutto un mondo visionario che la tua peculiarità artista ha raccolto in questi anni e trasferito in musica…Che cosa in particolare hai voluto esprimere in questo luogo misterioso che, come definisce il titolo, è un po' ovunque…?

 

In effetti sì un po' ovunque, misterioso se si tiene conto degli altri titoli che ne fanno parte look yourself Lost soul e Writing, ascoltandoli  danno  quell'atmosfera del misterioso...

Misterioso perché come anche lo stesso titolo look yourself, guarda dentro te, guarda te stesso o Lost soul anime ci portano a riflettere su di noi. 

Ci soffermiamo  su noi stessi ci  poniamo  domande, ad essere, a vivere una condizione introspettiva dove vogliamo trovare delle risposte  e siamo soltanto noi da soli . Un po' ovunque perché  questo può accadere in qualunque parte noi ci troviamo ... non è detto che dobbiamo essere per forza in un luogo ben preciso per un analisi introspettiva di noi stessi certo  Ognuno di noi si può trovare un luogo a se consono ma,  credo che effettivamente il luogo è un po' a prescindere quando si sente l'esigenza di fermarsi e interrogarsi cercando di trovare risposte non sempre facili o magari non trovarle affatto.... ed ecco che è l'anima, che in questo caso prende il timone ...non importa dove ci dirigerà ma è la nostra essenza ... questo è la meraviglia della vita.

 

 

 

Il nuovo singolo FEEL LOVED è un brano che rispecchia molto la tua identità musicale e l’intimità che ne traspare evidenzia una carica emotiva particolare…che cosa lo ha ispirato..?

 

 Feel  loved nasce in un periodo particolare, non che gli altri brani non avessero delle collocazioni temporali e particolari assolutamente no...  però questo è un brano che ha un suo perché ...

Sono quelle cose a cui non sai dare una spiegazione...sai semplicemente che avevi l'esigenza di fare questa cosa;  allora ti senti chiamato da una forza superiore. La  cosa particolare è che a volte conosci persone dove  c'è quel legame che va un po' Al di là di tutto ciò che può essere materiale...da non confondere con l'amore Platonico...io la chiamo energia… Quella energia che unisce senza un perché ...non mi dilungo a riguardo perché sono argomenti molto complessi e ancora oggi oggetto di studio. Però penso che sia questo l'essenza di Feel loved.

 

 

 

Per concludere, ti chiedo caro Savino, il tuo progetto musicale di cui sei fondatore, Plaza de Mundo Project, che cosa ha in serbo per il nuovo anno appena iniziato..?

 

 

Plaza del mondo Project per l'anno nuovo ha in serbo l'uscita del prossimo singolo, vi comunico in anteprima il titolo Spring love e mi sto preparando per concerti solo pianoforte in cui raccontarmi e raccontarvi.

Colgo l'occasione per salutare tutti i lettori e seguitemi sulle pagine ufficiali di Facebook Instagram YouTube e su tutti i Digital store come Plaza de mundo Project.

 

 

 

 

 

Sonia Bellin



 

 


OLTRE LA ZONA DI COMFORT”: MICHELE CAMILLO’ PRENDE SPUNTO DALLA SOCIETA’ ATTUALE PER ESPRIMERE UN CONCETTO CHIAVE ALL’INTERNO DEL SUO ULTIMO ALBUM

 


 

 

 Cantautore, chitarrista, scrittore ....Lo abbiamo intervistato qualche settimana fa in occasione dell’uscita del suo ultimo disco  intitolato “Oltre la zona di comfort”… stiamo ovviamente parlando di Michele Camillò, che in questo suo nuovo progetto musicale, in ben 13 tracce, descrive e racconta a cuore aperto pensieri liberi su ciò che i suoi occhi, hanno osservato in questi anni, proiettandosi oltre le apparenze e dando un riscontro personale su quello che il mondo a volte tende a nascondere…

 

Ipocrisie, contraddizioni, scelte obbligate…questo è molto altro è presente nell’ultimo lavoro di Michele che prende spunto innanzitutto da uno sguardo attento sul mondo attuale, su una società che mette a disposizione di tutti, tutto, ma che , ma che nella sua essenza, deve fare poi i conti con un vuoto assoluto che a stento risponde alle domande più semplici. Domande che restano sospese in un flusso di pensiero arido perché inconciliabile con la visione della maggioranza. Non a caso, il titolo del disco, fa riferimento ad una precisa presa di posizione da parte dell’artista che sviluppa un vero e proprio concept album, come Michele stesso ha dichiarato nell’intervista, confessando come OLTRE LA ZONA DI CONFORT nasca da “un senso di dolore e solitudine, che sfocia in un vero e proprio viaggio interiore, nel quale si va verso una trasformazione radicale della propria vita. Un desiderio autentico di rivoluzione umana, sia interiore che esteriore in cui, attraverso il superamento di varie difficoltà, sia possibile la totale realizzazione dei propri obiettivi. E questo lo esprimo attraverso varie metafore: andare "Oltre la zona di comfort", uscire dall'Egitto o dalla "prigione dorata", significa venir fuori da una situazione che sembra comoda e tranquilla, ma che in realtà ci schiavizza e rende monotona la nostra esistenza. E cosa ci fa rimanere in questo torpore? La paura. La paura di andare oltre, spesso la paura di essere felici!”

 

Ecco come quindi Michele in questa sua raccolta di sguardi riversati in musica, invita l’ascoltatore ad un dialogo aperto con se stesso, al proprio conscio e subconscio, cercando di andare oltre quello che ci fa rimanere fermi nei nostri passi, per intraprendere una strada diversa, un’alternativa utile a noi e a chi ci sta intorno… Un modo per vedere oltre le apparenze e per entrare nell’essenza reale delle cose e di noi…

 

Sonia Bellin

 

 

LINK SOCIAL:

 

https://www.facebook.com/profile.php?id=100057915024224

https://www.instagram.com/stories/michelecamillo_artista/3273748570777327976?utm_source=ig_story_item_share&igsh=dTU4b3N0YTU1aW4=


https://linktr.ee/michelecamilloartista?fbclid=PAAaZp8TTGqX7uTlnCm7UfGrKcWYdnDzmEI9TqVEwqtCvXyn6iLksXg_5HAyY

https://open.spotify.com/intl-it/artist/5ros7FYqxTjpCH1GLJmZib?si=UvrTlWpmR5KuUh3a1Ml40w





https://amazon.it/music/player/albums/B0CMV61HNC?marketplaceId=APJ6JRA9NG5V4&musicTerritory=IT&ref=dm_sh_5TbusmfIlE072hyARMskeQAH3

https://www.youtube.com/@michelecamillo9666

https://youtu.be/t3s3K1WJrfo?si=5VZpJCqty3_OtK18