lunedì 12 settembre 2022

“VOLUME 1” E’ IL PRIMO ALBUM DEI 3G PROJECT

 


Un incontro musicale capace di mettere insieme genere diversi, accostandoli in modo inedito e creando uno stile nuovo e del tutto originale, è questa l’obiettivo che i 3 G Project si sono prefissati dopo aver deciso di pubblicare un disco di 5 brani, dove la cura della scrittura persegue una predilezione per una composizione variegata, con arrangiamenti di tutto punto, tesi ad incorniciare ogni traccia dell’album in una paesaggio sonoro innovativo e accattivante.

 

I 3 G Project nascono a Bologna nel 2018, dall’incontro tra Stefano Giuliani, batterista di estrazione Rock, Funk e R’B dal groove di matrice Bonham e Porcaro, Alberto Giovannini- bassista e contrabbassista eclettico e raffinato che spazia dal Rock al Funk fino ad arrivare al Jazz e Mauro Gardella, chitarrista Rock e Blues con sonorità e armonie jazzy, nonché voce della band, dal timbro graffiante e ricco di sfumature bluesy.

Molteplici le situazioni e i contesti musicali in cui la band si è esibita, riuscendo a crearsi un seguito nella propria regione di appartenenza.

I 3 G Project  presentano un repertorio che spazia da Robben Ford a Joe Bonamassa, passando per Tom Petty e  le sonorità West Coast di Neil Young, tuttavia ben presto la band sente l’esigenza di inserire nel repertorio brani originali, ed ecco quindi che, nel  2022 con la realizzazione del loro primo EP, viene raggiunto il tanto agognato risultato che porta i 3G a pubblicare 5 brani inediti il cui filo conduttore è il rock anni ’80 con tutte le sfumature e contaminazioni, che tale genere ha da sempre interessato musicisti e compositori.

Registrato presso il PriStudio di Roberto Priori ed uscito con edizioni BMRG Srl, su etichetta PMS Studio, l’album di debutto dei 3 G Project vede quindi anche la partecipazione del fondatore della Pms Raffaele Montanari che ha seguito il progetto fin dall’inizio, dando ai ragazzi la possibilità di pubblicare un album dove la loro indole rock, potesse sviscerare ogni aspetto del genere, scoprendo sonorità nuove ed inedite, pronte ad espropriarsi da qualsiasi etichettatura per essere in linea soltanto con le esigenze espressive del gruppo.

 

VOLUME 1 è infatti un disco poliedrico e dove la versatilità musicale dei 3 G Project, mette in risalto la volontà di riportare in auge il rock, prendendo spunto da tutto quel panorama che ha interessato gli anni ’70 e 80, ovvero quando lo stile e i suoni rock erano il genere di punta del periodo.

M il disco non è soltanto un viaggio verso il passato musicale di molte band e realtà che ancora oggi prendono quelle sonorità e quelli anni come riferimento per il loro repertorio, Volume 1 è soprattutto un viaggio interiore che in 5 tracce, è in grado di dilatare il tempo, dando a questo stesso una forma, la quale si modella a seconda del contenuto e del messaggio che i 3 G intendono comunicare. Un cammino di ricerca interiore, una presa di coscienza della propria vita e dei suoi valori più importanti: i testi del disco di debutto della band bolognese si focalizzano infatti su l’uomo e sulla sua spiritualità, su come questa sia il vero motore dell’anima e il fuoco che alimenta una speranza, mai del tutto estinta.

Se la traccia di apertura presenta un sound in linea con tutti gli altri brani del disco, per quanto riguarda il tema del testo, “Dream on” si discosta dagli altri pezzi di Volume 1; senza alcuna pretesta moralistica infatti, ma soltanto con l’obbiettivo di coinvolgere le persone in uno sguardo dentro di sé, i 3 G intendono addentrarsi tra gli angoli più nascosti dell’animo umano, discernendo tutti quelli aspetti, che rendono l’uomo un essere spirituale, in grado di comunicare apertamente con Dio e aspirando sempre a qualcosa di superiore che lo avvicini alla sfera celeste.

Ma come sappiamo non c’è rock senza divertimento e un pizzico di follia, ecco perché - consapevoli delle loro radici e dell’indole dello stile di appartenenza- i 3 G hanno ben pensato di non sfatare tale mito, iniziando il disco con un brano incontestabilmente spensierato. Il rock

“Dream on”  è prepotente, convulso, con movenze ritmiche di batteria impresse su un riff di chitarra deciso…Un rock che strizza l’occhio al Country-rock, una canzone che sembra riportarci  verso quelle immense distese dove scorrere con the road senza un meta precisa…Dream on sembra scalfire sulle note, movimenti che imprimono una forza eversiva al suono del brano e che introduce la seconda traccia del disco, I believe, un pezzo che concentra sugli spasmi di chitarra, tutta la su forza, in uno stile che  incontra il miglior rock americano, con incursioni ora Country ora Grunge, senza mai sfatare il mito di un rock libero di divincolarsi in ogni direzione.

Lo terza traccia del disco è un respiro verso l’infinito, un sguardo perso in un orizzonte dove il sole sembra non tramontare mai o dove al contrario, il tramonto permane in ogni istante per creare l’atmosfera giusta per questo brano del tutto strumentale e dove il romanticismo, permea ogni angolatura sonora. Lieve ma possente, leggiadro e delicato ma vigoroso, Maysha è la sorpresa che farebbe innamorare qualsiasi ascoltatore, perché è forse uno di quei pezzi per cui ogni musicista aspetta anche tutta una vita: un momento dove non ci sono parole, perché nessuna sarebbe abbastanza per potersi immedesimare in un brano così intenso, dove la chitarra trasmessa sulla rete principale, si pone in primo piano per tutta la durata del pezzo, senza però smisurare il proprio andamento: composto ed elegante, ma libero di esprimersi in goni sua articolazione sonora. “Da due accordi nasce un pezzo di atmosfera venuto alla luce quasi senza provarlo, si tratta musicalmente, del pezzo  più impegnativo da suonare, che ruota su armonie jazzistiche fusion non tipiche della musica rock, senza contare poi, che la traccia è stata registrata in due giorni …afferma  Mauro Gardella, il leader della band, raccontando di un brano il quale, pur non avendo le tastiere, richiama sonorità molto vicine alla musica dei Toto, a quelle atmosfere sognanti, leggiadre, dove i suoni sembrano sgorgare da una cascata di colori, facendoci osservare la meraviglia di un arcobaleno sonoro intriso di armonia.

E veniamo quindi a Prayer, brano con un assolo di chitarra dirompente, musicalmente ispirata al sound dei Pearl Jam con  incursioni vocali da parte di Gardella, vicine  a Chris Cornell. Malinconica, rivestita di un grunge morbido che abbraccia le nostre inquietudini e la costante paura dell’uomo di essere solo, proprio come una preghiera, la quarta traccia del disco dei 3 G è la presa di coscienza dell’umiltà umana, dopo quel cammino di ricerca iniziato con I believe. Se prima l’uomo realizza la necessità di credere in Qualcosa, ora c’è la certezza di quanto sia difficile poter contare solo su stessi. Se con I believe il protagonista di questo viaggio interiore che racchiude Volume 1, scorreva con gli occhi e con la mente, tutti i valori della vita e ciò che è davvero importante, ora c’è una svolta, un ulteriore innalzamento dell’anima che raggiunge le profondità spirituali divenendo consapevole che la Salvezza esiste, sebbene non si conoscano le parole di questa preghiera accorata.

E non poteva chiudersi se non con un vera scarica di energia l’album dei 3 G, che in Supernatural ostentano ardite sperimentazioni di matrice Grunge, con evidenti venature Hard rock; un rock persistente, dove ad un riff deciso e tagliente, risponde la crudezza tipica  degli  Aerosmith, con una  portata ritmica estremamente variegata che punta ad  impreziosire un brano, concepito come pura estromissione di vigore e dove le chitarre prepotenti fanno da sfondo d un cantato grezzo, che punta senza compromessi all’Hard rock, in un andirivieni di rifrazioni sperimentali che esplorano le tante realtà rock, riproposte in una chiave nuova, in cui testo e musica inseguono lo stesso obbiettivo: riflettere sul senso del cambiamento e della possibilità insito nell’animo umano di varcare ogni confine.

 

Sonia Bellin





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